#TFF34 – Chi mi ha incontrato, non mi ha visto, di Bruno Bigoni

Il regista Bruno Bigoni, animato da un’immensa passione per Arthur Rimbaud, fa continue ricerche per scovare sempre più dettagli sulla storia del giovane poeta. Un giorno una signora francese lo contatta telefonicamente per fargli una strana proposta: vuole vendergli una foto mai pubblicata riguardante Rimbaud. Da quel momento, ci avverte Bigoni, tutto quello che accadrà verrà ripreso da due punti di vista, quello del cameraman che lo segue da lontano e quello di una piccola telecamera nascosta nella sua sciarpa. Nasce così (da un evento reale) il mockumentary Chi mi ha incontrato, non mi ha visto.

La storia appassionata di Bruno Bigoni ci fa sorridere e al contempo appassiona anche noi. Sorridiamo osservando il mondo dei collezionisti, dei ricercatori di quegli oggetti introvabili, ancor più rari se nascondono al meglio i segni del tempo che passa. Ci appassioniamo al tema di fondo: il grande mistero della storia, gli infiniti piccoli attimi che si nascondono dietro i fatti più noti. È infatti noto al mondo che  Arthur Rimbaud smise di scrivere  a 19 anni ma la foto che l’enigmatica signora francese offre a Bigoni sembrerebbe provare il contrario. La foto diventa da quel momento l’ossessione del regista. Un punto fisso nella sua mente. Sarà vera o falsa? L’uomo rittratto è davvero Arthur Rimbaud?

chimihaincontratononmihavistoCon la sua storia Bigoni riesce a creare un vero e proprio alone di mistero che coinvolge al massimo lo spettatore. La foto ingiallita ritrae un uomo senza gamba (amputazione che fu letale al poeta dopo il suo periodo africano) intento a scrivere. Ma il volto non si distingue chiaramente. La foto è autentica o è un falso? Questo continua a chiedersi Bigoni per tutto il tempo, facendo ricerche, parlando con esperti, arrivando a farsi prendere in giro da tutti.  Ma ovviamente non può esserci risposta. Il patto con la storia e con il tempo è questo. Moltissimi avvenimenti sono stati ricostruiti ma c’è sempre qualcosa d’irrisolto. Chi mi ha incontrato, non mi ha visto scava nell’ossessione di molti di noi: gli irrisolti della storia. Nello specifico, scava su quel momento immortalato nella foto, che potrebbe cambiare la storia scritta su tutti i libri di letteratura.

E alla fine Bigoni ci dice chiaramente cosa ha imparato: supponendo che quello non sia davvero Rimbaud, che male ci sarebbe a crederlo? Come tutte quelle persone che ogni anno mandano una lettera alla casella postale di Arthur Rimbaud, nella città di Charleville.

Un vero e proprio giallo è nascosto in questo piccolo bel mockumentary, che forse avrebbe potuto insistere ancora di più sull’ossessione, sostare ancora  nella bellezza dei misteri del passato.