#TFF35 – “I film sono spiriti che vivono dentro di te”, incontro con Asia Argento

Una chiacchierata assolutamente informale tra Asia Argento, Guest director del festival e la sua direttrice Emanuela Martini. Il cinema è stato l’assoluto protagonista dell’incontro con qualche divagazione sulla cronaca. Nessuna particolare solennità ha guidato l’incontro con l’attrice/regista nel salone del Museo della RAI a margine del Festival in via di conclusione. Asia Argento risponde alle sollecitazioni di Emanuela Martini e un po’ a ruota libera parla di cinema e di quanto questo conti nella sua vita. “Ho amato sempre il cinema horror perché le ho pensate come favole e non ho un film preferito. Invece uno dei film preferiti di mio padre è proprio Via Asia Argentocol vento. Io non sono un critico e quindi sono istintiva quando guardo i film. In realtà un film che amo particolarmente c’è ed è Freaks di Tod Browning. Mi trasmette tenerezza e orrore. In parte mi riconosco nella diversità di quei personaggi. Io sono diversa – e qui si accende una polemica che comunque le appartiene e infatti aggiunge – ed è per questo ho scelto di non rispondere alle vostre domande oggi perché so che sarebbero dei pettegolezzi. Non parlo dei cinefili, parlo dei giornalisti. Non voglio generalizzare. Sono qui per parlare di cinema, altrimenti non ci venivo. Avevo deciso di raccogliere l’invito di Emanuela per fare da Guest director e fare questa retrospettiva, prima di quello che tutti sapete. Non vengo qui a parlare di quello. Quello che avevo da dire l’ho detto. Quindi è inutile che continuano a raspare alla mia porta come cani affamati”.

A questo punto una voce si alza dall’uditorio dicendo: ora sta esagerando. “Si – risponde Asia Argentoio esagero, io sono questo da sempre, esagero e da sempre dico la verità. Scriva il cavolo che vuole tanto nessuno lo leggerà. Io no”.
Dopo questo breve intermezzo il discorso ritorna sui film e sul cinema come passione autentica dell’attrice e regista romana. “Io mi sento diversa e questo accade da quando avevo cinque anni. Ecco un altro film che mi piace è Elephant man”. Ma non è un horror quel film precisa la direttrice del Festival, è un mèlo! “Si certamente, ma io lo amo perché racconta anche quello una storia di diversità e oggi sembra scomparsa ogni diversità, i diversi non si fanno vedere”.
Incontro Asia Argento TFF35E cosa ne pensi di Una storia vera suggerisce Martini, un film che i linchyani di ferro non hanno particolarmente amato. “Penso che sia un film anomalo nella sua filmografia – risponde – ed è come quando hai un figlio un po’ più stupido, un po’ ritardato. In fondo i film appartengono totalmente all’autore. Esiste un rapporto viscerale con i propri film”.
C’è un tipo di film che non ti piacciono? “Si, in realtà non sopporto i western e la fantascienza. E pensare che mio padre iniziò scrivendo proprio un western (C’era una volta il west). Sono due generi che non mi emozionano”.
Emanuela Martini che conduce in solitaria la conversazione le chiede come sia cambiato il suo rapporto con il cinema a seguito del lavoro di attrice. “No, il cinema, a parte i figli, è l’unica cosa in grado di portarmi via. Da quando poi faccio anche la regista all’inizio di ogni film guardo anche quelli degli altri, poi smetto altrimenti mentre scrivo o dirigo mi entrano quelle voci. In fondo i film sono come spiriti che vivono dentro di te“.

AsiaSi sofferma poi sui suoi desideri futuri e qualche ricordo del passato, il rapporto con Sofia Coppola per la sua partecipazione a Marie Antoinette. “Da regista mi piacerebbe fare un film di guerra, non su una guerra recente, una del passato… non so … sulla prima guerra mondiale. Penso che abbia ragione mio padre quando dice che il mio mestiere non è quello dell’attrice, ma della regista. Io ho cominciato molto giovane questo mestiere avevo 25 anni (Scarlet diva) tutti hanno scritto schifezze, ma ho raccontato sempre la verità Faccio il mestiere di regista anche per campare, tutti pensano che mio padre sia miliardario, ma io devo pagare i conti e quindi faccio il mestiere di regista che è piuttosto doloroso. Non mi dà particolari gioie, ma non intendo cambiarlo. Mi piace lavorare con i più giovani perché sono più liberi e non voglio trattarli come attori, come venivo trattata io quando ero ragazza e facevo i film. A loro non faccio imparare le battute. Io credo che i ragazzi non siano compresi e questo accadeva anche a me e questo non sempre mi ha aiutato a dire la verità”.
Il tempo dell’incontro è terminato, il Museo deve chiudere. La Guest director del 35esimo Festival di Torino ci ha raccontato un po’ della sua vita, il cinema sembra essere il protagonista assoluto e su un applauso conciliante si ritorna agli schermi, ai film, ai sogni e agli incubi.

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