#TFF35 – Ricomincio da me, di Richard Loncraine

Un comeback come pochi quello di Loncraine. A sette anni da I due presidenti, il suo Ricomincio da me (Finding your feet) ha l’on(e)ore di aprire le danze del TFF. Cast all British per una commedia che di inglese ha davvero poco. Il regista fu autore di quel Wimbledon con Dunst e Bettany, dunque non sorprende l’ossessione per quel Rinascimento che travolgeva non solo il protagonista, gradualmente asceso a perfect man, ma anche chi restava abbagliato dal suo sole.

Poco dopo esser diventata Lady Abbott, Sandra (Imelda Staunton) scopre che il marito la tradisce da ben cinque anni. Fa fagotto, abbandona la sua reggia e si trasferisce dalla sorella. Questa vive in un sobborgo londinese, benissimamente zone degl’outskirts stile Poplar, e se da un lato Sandra ha i modi di una Windsor, lei è il prototipo fricchettona mai rinvenuta dai ’60-70 (non a caso Timothy Spall, suo amico di (s)ballo guida un furgoncino volkswagen). Due rinnovate coinquiline che avranno la chance di ricucire gli strappi, regalando a Sandra il risveglio dopo anni di torpore non tanto matrimoniale quanto esistenziale.

Swimming-e1510875883244Un film straordinariamente farcito, tanto da meritare il titolo Le avventure di Sandra: una narrativa densissima, spalmabile senza difficoltà in una decina di appuntamenti. Tutti eventi ascrivibili ad un coming of age inverso: la protagonista deve riacciuffare e percorrere il sogno d’infanzia, il ballo, ma naturalmente vanno coltivati prima gli affetti e quindi occorre aprirsi all’arricchimento, al benessere personale. Purtroppo l’ansia di “farla felice e contenta” produce una soap opera in cui non bastano neppure i guizzi del personaggio di Biff, la sorella, autentica godereccia, o della magnifica collega di danza giunta al quinto matrimonio (non sveleremo la battuta circa quest’ultimo, forse il picco massimo del film). Nel tentativo di equilibrare i toni comici, c’è un vento di malattia stile piaga d’Egitto e in pochi ne restano immuni.

finding_your_feetL’ingolfamento, però, invita ad una riflessione. Anzitutto a Loncraine non interessa nulla far brillare l’ensemble, quanto disseminare attentamente tutte le briciole di pane per il rebirth della sua Lady. In quest’ottica, la versione più classica del postmoderno non solo lo aiuta, ma avalla proprio quella politica direttiva, e diremmo cinematografica, del film come fabbrica dei sogni. Ricomicio da me è l’universo del possibile, dell’”avrei voluto…ma non ce l’ho fatta” cambiato di segno. Si serve della parabola adolescenziale, come dicevamo, per farne dono ai suoi caratteri attempati, mischiando alcuni capisaldi del genere rivalsa come Shall we Dance?, patinato ma malinconico e i due Sister Act. Così, ha perfettamente senso che gli abiti di Sandra passino dal beige ad una versione più democristiana, che la moglie di Spall sia malata di Alzhaimer, che la nuova fiamma del marito sia inadatta, che si vada in gita a Roma, city of lovers, ci si ingozzi della qualunque e si ascolti l’aneddoto dell’amore romano di Biff pronto al ricongiungimento. Non ha senso invece prendersela con Loncraine per la smania del più rodato patto comunicativo.