THE ASSIGNMENT. Walter Hill cambia il sesso di Hollywood

The Assignment, l’ultimo film di Walter Hill, racconta la storia di uno spietato sicario che dopo essere caduto nelle mani di un chirurgo soprannominato Il Dottore (Sigourney Weaver) si ritrova improvvisamente in un corpo di donna (Michelle Rodriguez). Questa sarà la sua occasione di redenzione. L’assassino è ormai un’assassina ed è in cerca di vendetta.

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Il tema del cambio di sesso si fa sempre più largo nel grande contenitore narrativo del cinema americano, come se quest’ultimo avesse deciso di aprire le porte ad un argomento ormai sempre meno tabù, inedito più per quel che riguarda la visibilità che non per la sua esistenza storica. Cinema e televisione danno sempre più spazio a queste storie, basti pensare all’Eddie Redmyne di The Danish Girl. L’attore inglese interpreta Einar Wegener in arte Lili Elbe, artista danese che negli anni 20 fu una delle prime persone ad essere identificata come trans e a sottoporsi all’operazione per il cambio di sesso. Un fenomeno che esiste da sempre sente l’esigenza di essere raccontato partendo da un assunto che è a suo modo tragico, quello di non trovarsi a proprio agio nel corpo che ci appartiene.

the danish girl Così Tom Hooper con il suo The Danish Girl racconta una storia avvenuta negli anni venti e che ora entra a gran voce in un discorso di totale attualità.

D’altronde, essendo da sempre specchio degli avvenimenti (sia di quelli della grande storia che di quelli invisibili che faticano ad emergere) il cinema non può esimersi dal raccontare questa parte della realtà. Lo fa da molto, ricordiamo Transamerica del 2005, ma sicuramente possiamo spingerci ancora più indietro, imbattendoci ad esempio nel Jame Gumb/Ted Levine de Il silenzio degli innocenti. Ma ora sembra interessarsene in maniera sempre più esplicita, per esempio con 3 Generations -Una famiglia quasi perfetta dove un’eterea Elle Fanning interpreta un’adolescente di nome Ramona che si fa chiamare Ray e non desidera altro che effettuare il cambio di sesso. Ma anche e soprattutto con le serie tv a partire da Sense8 delle sorelle Wachowski: qui l’attrice transgender Jamie Clayton interpreta l’haker e blogger transgender Nomi Marks. E con il piccolo schermo si può andare ancora avanti: dal seguitissimo Orange is the new black, ambientato in un carcere femminile dove le relazioni omosessuali sbocciano e per il quale l’attrice Laverne Cox, nata Roderick Laverne Cox, interpreta la trans Sophia Burset. Con questo ruolo Laverne Cox è diventata la prima attrice transessuale ad essere candidata ad un Emmy e ad apparire sulla copertina del Time. C’è poi la coppia gay Mitchell e Cameron di Modern Family e la serie targata Amazon, Transparent dove l’attore Jeffrey Tambor interpreta un padre di famiglia transessuale. E tornando alla piattaforma Netflix non si può non citare anche il piccolo bel film di Sean Baker, Tangerine, che racconta con grande intelligenza il mondo dei transessuali di Los Angeles. Qui però le protagoniste Sin Dee Rella e Alexandra non hanno effettuato il cambio di sesso. Ma questo rende l’argomento del genere ancora più vario e complesso; chi mi impedisce di essere uomo e donna insieme? Ha ancora senso parlare di identità sessuale delimitata?

sophia bursetQuesti interrogativi, queste nuove dimensioni, assumono ancora più importanza se si pensa all’attuale situazione americana, che si ritrova ad avere a che fare con un’improvvisa spinta verso il passato. Un viaggio nel tempo guidato da un Presidente che con il suo strano fare kitsch e posticcio, mette in dubbio risultati di battaglie combattute e vinte ormai molti anni fa. La questione dell’aborto prima fra tutte, che ha portato alle grandi manifestazioni dello scorso 21 Gennaio. Negare un intervento sul proprio corpo diventa abolire una libertà necessaria, che spesso nasce da una situazione di sofferenza. E questa semplice costatazione si adatta alla perfezione al discorso dell’aborto, ma anche a quello del cambio di sesso. Entrambe azioni che non sono propriamente semplici come allacciarsi le scarpe, e che per questo andrebbero rispettate  ancora di più e comprese e protette.

Ci sembra incredibile come in questo preciso momento storico il cinema di Walter Hill sembri dimostrare ancora una volta di essere estremamente politico. In realtà l’idea del film è già passata sotto la critica del Glaad (Gay & Lesbian Alliance Against Defamation). Nick Adams, uno dei portavoce del gruppo ha dichiarato all’Hollywood Reporter che pur non avendo letto il copione è comunque contrario ai film di questo genere: “È deludente vedere dei cineasti trasformare quella che è una procedura medica salvavita in uno strumento che viene poi gettato nelle mani della stampa sensazionalistica. Siamo in un momento cruciale per la comprensione di quest’argomento da parte della gente e film come questi potrebbero avere l’effetto di minare i progressi fatti in questi anni.

Ma forse occorre pensare al fatto che il cinema di genere ha da sempre la capacità di arrivare a tutti e di veicolare senza un’esplicita prepotenza non tanto dei messaggi quanto delle suggestioni, delle nuove idee che possono entrare pian piano nell’immaginario comune. E che quindi il film potrebbe sortire l’effetto contrario rispetto a quello temuto da Nick Adams. Walter Hill usa il corpo della sua Michelle Rodriguez come portatrice di un messaggio che sembra stare sempre più a cuore ad Hollywood. E chi meglio di lei? L’attrice è infatti da anni sostenitrice della battaglia LGBT. Nell’ottobre del 2013 ha rivelato alla rivista Entertainment Weekly di essere bisessuale, ammettendo di aver fatto coming out anche per dare coraggio a tutte quelle persone che hanno timore nel rivelare agli altri i propri gusti sessuali.