The happiest day in the life of Olli Maki a Roma

17 agosto 1962. Allo stadio olimpionico di Helsinki, il campione del mondo dei pesi piuma, l’americano Davey Moore da Lexington, Kentucky, incontra lo sfidante Olli Maki, il fornaio di Kokkolas, per decidere le sorti del titolo mondiale. In Olli, ventiseienne dal grande avvenire sportivo, sono riposte le speranze di tutto il suo Paese, pronto ad acclamarlo “vincente” in quello che sarà, sicuramente, il giorno più felice della sua vita…” Le immaginiamo cosi le parole dei giornalisti sportivi finlandesi accorsi nella capitale per commentare un evento storico che, mutò presto da sogno alla portata di mano a assurdo e patetico incubo. Per Hymyileva Mies, il suo esordio al lungometraggio il regista finlandese Juho Kuosmanen sceglie di disseppellire l’incredibile vicenda del pugile Olli Maki e rievoca il disastroso incontro per il titolo, durato appena due riprese, e i lunghi giorni prima dell’evento. La grazie del regista, in questa divertente opera prima, sta nella leggerezza e divertito distacco con cui rielabora una delle più grandi umiliazioni sportive della storia del suo Paese.

Dall’inizio fulminante, quel matrimonio di campagna che sembra uscito di peso da un film di Micheal Cimino, si è subito consapevoli di stare per entrare in una parabola umana che più che all’epica del genere pugilistico (il modello da omaggiare e parodiare è Toro Scatenato, con il bianco e nero sporco a testimoniare una divertita aderenza, almeno estetica, al film di Scorsese) guarda alla poesia surreale dei protagonisti di Kaurismaki. L’esempio di Olli, la sua vita divisa dagli allenamenti spossanti (con quei chili da perdere assolutamente in sempre meno tempo) e l’amore con Raija, è il simbolo chiaro di un elogio alla serena rassegnazione, alla morte di qualsiasi ambizione spregiudicata. Kuosmanen, attraverso il perdente di insuccesso Olli Maki, prende il pugilato cinematografico e lo svuota di qualsiasi valenza competitiva (l’avversario è una sbiadita figura di contorno, il ritmo degli allenamenti è sempre negato, i movimenti delle coreografie sono sostituite dalle statiche e angoscianti sedute in sauna) per trasformare la sua triste sconfitta in una poesia della vita tranquilla, nella vittoria, morale, di chi si accontenta. Olli alla fine, sembra l’unico non sorpreso della sua rovinosa figuraccia, il primo a metabolizzarla nel migliore dei modi. Nella disgustata commiserazione che lo circonda, di fronte al manager traffichino che neanche riesce più a guardarlo negli occhi, il giovane pugile trova la presenza certa della sua amata e, soprattutto, il sollievo di essere, finalmente, lasciato, insieme a Raija, in un comodo e rassicurante oblio. Grazie a quello che, alla fine, diventa davvero il giorno più felice della sua vita.

The happiest day in the life of Olli Maki, di Juho Kuosmanen
giovedì 14 dicembre, h 20.30
Sentieri Selvaggi, via Carlo Botta 19 a Roma
INGRESSO GRATUITO