The Post trionfa al National Board of Review. Sarà Oscar?

Il National Board of Review non è soltanto il più antico premio del cinema americano, venne infatti istituito nel 1909, ma per collocazione di calendario può essere considerato il calcio d’inizio della stagione degli award.

È un termometro piuttosto affidabile per stabilire i film che saranno protagonisti nei due mesi successivi fino alla consegna degli Academy. Leggendo i vincitori degli ultimi dieci anni scopriamo che solo in un caso – A most violent year del 2014 – un titolo premiato non è riuscito ad arrivare alla nomination.

Eppure quest’anno l’annuncio della National Board of Review era particolarmente atteso. Lo scandalo dei sexual harassment e la caduta mediatica e professionale di un’istituzione come Harvey Weinstein hanno avuto il peso di una autentica rivoluzione all’interno degli equilibri di potere hollywoodiani. La domanda che molti addetti ai lavori si fanno da almeno un mese è: quale sarà la reazione della Mecca del cinema a questo delicato momento storico?

Stretto nella morsa degli scandali sessuali da una parte e dal gelo dei rapporti politici dall’altra – con Donald Trump presidente “indesiderato” – il cinema americano ha bisogno mai come quest’anno di una grande e “giusta” storia da raccontare. E da questo punto di vista le indicazioni della National Board of Review non potevano essere più chiare: Steven Spielberg, Tom Hanks, Meryl Streep. Con ben tre riconoscimenti (Film, attore e attrice) The Post si presenta come il frontrunner morale e idealista della stagione. La vicenda dei Pentagon Papers datata 1971 e raccontata da Spielberg nel suo ultimo film potrebbe essere la grande lezione di cinema (e giornalismo) di cui l’America e l’ambiente hollywoodiano hanno bisogno oggi.

I premi alla regia hanno forse evidenziato maggior coraggio, dando indicazioni per due possibili outsider. Greta Gerwig ha infatti conquistato il premio per il suo secondo film dietro la macchina da presa, Lady Bird, già molto amato dalla critica. Lo scorso anno questo riconoscimento andò a Barry Jenkins per Moonlight. Mentre il miglior regista debuttante è stato l’afroamericano Jordan Peele con l’horror Get Out. Ma continuano i segnali positivi anche intorno a Call me by your name di Luca Guadagnino, che è stato inserito nei Top Film dell’anno.

 

L’elenco completo dei premi assegnati.

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