They, di Anahita Ghazvinizadeh

La maturità viene dopo una fase di gestazione, vuole il tempo di lasciare fermentare l’inquietudine, è un passo oltre l’incertezza, ma resta allo stato liquido di una proiezione illusoria. They di Anahita Ghazvinizadeh, regista iraniana di stanza negli Stati Uniti, riflette sulla sospensione, più precisamente il limbo nel quale viene a trovarsi J., un quattordicenne della periferia di Chicago che ha deciso di ricorrere a terapia medica per bloccare lo sviluppo puberale. Ed avere tempo sufficiente di sciogliere il dilemma che lo dilania circa la propria sfera sessuale, optando eventualmente per una transizione verso una nuova identità. Intanto chiede un nome staminale, They appunto, per riassumere la spaccatura lungo questa faglia dell’esistenza. Ma quando anche il freno biologico arriva a scadenza, il supplemento riflessivo mostra lo stesso rischio d’irrisoluto, e la scelta, soltanto rinviata, altrettanto difficile e gravida di conseguenze.

In Chiamami col tuo nome di Guadagnino il protagonista, Elio Pearlman, vive l’ingresso nell’età adulta trascinato dagli impulsi esperenziali della carne, in un clima familiare empatico. J., al contrario, attraverso un oscuramento ormonale, si trasforma in un adolescente asettico privo di esuberanza, circondato dal disimpegno tipico del libero arbitrio, e dal suo microcosmo si aprono a ventaglio discorsi più ampi sulla perdita di orizzonte della famiglia ed il suo ruolo.

They è un film pieno dei silenzi introspettivi della solitudine, dai colori lividi, dove la realtà del protagonista diventa un succedersi sequenziale di un universo domestico rarefatto. La carenza in ambito familiare vive sul contrasto con la comunità iraniana, introdotta dal previsto e prossimo matrimonio della sorella di J., Lauren, con un ragazzo di provenienza mediorientale, Araz, e sulle risposte che i legami sembrano assicurare nella semplice constatazione di un’appartenenza. Ed è un modo per equiparare, fedelmente all’assunto tematico, un altro grado di incertezza sospensiva, stavolta decretato da una imminente quanto banale scadenza dei termini di permanenza nel paese, rilanciando in tal modo un fenomeno immigratorio di stringente attualità. Lauren, un’artista prossima al matrimonio ed indecisa sulla direzione da prendere riguardo alla propria vita professionale, ed Araz, il futuro sposo, di origine iraniana, che vive la lontananza dalla sua terra come un’abiura, rappresentano lo sdoppiamento autobiografico della regista. Straniera sul suolo americano ed impegnata ad incanalare il processo creativo in una precisa dimensione lavorativa.

L’intento della Ghazvinizadeh è quello di raccontare la vigilia, di spostare l’attenzione sulla parentesi ansiosa che precede l’evento ed annulla in un fuori fuoco indiscriminato il ponderato e rassicurante lavoro di raziocinio. E le linee narrative sono destinate come meteoriti a sbriciolarsi nel tentativo di attraversare l’atmosfera, e condannate di fatto, chiamate all’appello, all’irrilevanza.

 

Titolo originale: id

Regia: Anahita Ghazvinizadeh

Interpreti: Rhys Fehrenbacher, Koohyar Hosseini, Nicole Coffineau

Origine: Usa/Qatar, 2017

Distribuzione: Lab 80

Durata: 80