“Transeuropae Hotel”, di Luigi Cinque

Se avessi suonato la tromba, avrei abbattuto le mura di Gerico. Dio ha creato il mondo con una vibrazione usando il clarinetto perché è l’unico strumento che ha gli armonici dispari ed essendo dispari riescono a moltiplicare all’infinito” (Gianluigi Trovesi)

 
Miglior Lungometraggio Italiano al RIFF 2013 (Roma Independent Film Festival), l’opera prima di Luigi Cinque sembra costituirsi come una vera e propria jam session, in cui si sovrappongono musicisti, attori, poeti: Pippo Delbono, Marina Rocco, Keuri Poliane, Peppe Servillo, Petra Magoni, Alex Balanescu, Gianluigi Trovesi, Patrizio Fariselli, Antonello Salis, Sal Bonafede, Badara Seck, Carlos Denia, Jurema da Matta, Andrea Biondi, Gianluca Ruggeri e Merlin Sheperd. Film musicale, che vorrebbe essere non una contaminazione docu-fiction e mokumentary, ma una connessione road movie, che unisce degli “sposta molecole” con strumenti in un’atmosfera post-neorealista, per cui tutti apparentemente interpretano se stessi. Girato tra la Sicilia, Rio de Janeiro e Salvador de Bahia, il film racconta di un gruppo di jazzisti internazionali che si ritrova per le prove della tournée in un hotel, il Transeuropae, nelle saline di Trapani. All’improvviso arrivano due donne provenienti dalle favelas di Rio. Giunte in albergo, non nascondono la loro preoccupazione per la notizia della scomparsa di Darcy, un famoso percussionista brasiliano, braccato dai narcos per la sua attività pacifista.
 
Alla luce del racconto delle due donne, la vicenda apparirà così fitta di mistero da spingere il direttore d’orchestra (Luigi Cinque, appunto) a decidere di voler partire con le due donne e un attore (Pippo Delbono) alla ricerca di un mago candomblé capace di evocare il musicista scomparso e di farlo tornare. E così, mentre il resto del gruppo rimane in attesa al Transeuropae Hotel e assume senza volerlo le valenze drammaturgiche di un Coro, i quattro personaggi, arriveranno in Brasile, dove cercheranno di ritrovare la formula musicale per richiamare l’amico sparito. Con la collaborazione alla sceneggiatura di Valerio Magrelli, l’opera s’interroga sulla coesistenza di pensiero magico e razionale, con risvolti noir-favolistici. Nessuno ha la più pallida idea di come possa qualcosa di materiale essere cosciente, nessuno sa neppure come potrebbe essere avere una pallida idea di come qualcosa di materiale possa essere cosciente. Il senso è questo e le note sono vibrazioni di materia pulsante, energia oscura attraversata da un fremito di luce. Tra antropologia culturale e nuove tecnologie appilcate, un viaggiatore nel  mix delle sonorità dei luoghi e dei non luoghi del mondo. Un disco jazz, un passaggio etnico, un canto del sud del mondo, una partitura contemporanea, una romanza d’amore, un dialetto/canto sciamanico.  
 

Regia: Luigi Cinque
Interpreti: Luigi Cinque, Pippo Delbono, Peppe Servillo
Origine: Italia, 2013
Distribuzione:
Mrf 5 mus&film
Durata: 97'