Trieste Science + Fiction, quarto giorno. Intervista a Alessio Lauria per Monitor

Ancora una giornata all’insegna del cinema a 360 gradi, quella di ieri al Trieste Science + Fiction 2015, che oltre ai corti facenti parte della sezione European Fantastic Shorts e del Méliés D’Or, del quale in serata c’è stata la premiazione, ha visto proiettati The Survivalist del nordirlandese Stephen Fringleton, il documentario di Michael Madsen Into Eternity: a film for the future, Monitor di Alessio Lauria e Deathgasm del neozelandese Jason Lei Howden. Il bellissimo thriller di Fringleton ci inserisce in un mondo post apocalittico in cui i pochi sopravvissuti resistono coltivando piccoli appezzamenti di terra, che difendono al prezzo della vita. Le conseguenze umane e psicologiche di tale regressione interessano al regista più della messa in mostra dell’ambientazione fantascientifica, e si incentra sulle dinamiche complesse che entrano in gioco nel momento in cui il “survivalista” accetta di dividere il proprio spazio con una madre e una figlia. Il documentario di Michael Madsen esprime le inquietudini del regista che mostra la creazione in Finlandia del primo deposito permanente di scorie radioattive, un tunnel che si inoltrerà nelle profondità della terra, e dovrà resistere per i prossimi 100.000 anni: cosa succederebbe, si chiede Madsen, se la popolazione umana nel remoto futuro fosse tentata di aprirlo ignorandone il contenuto? La serata si è conclusa con lo splatter Deathgasm, che vede i metallari Brodie e Zakk risvegliare il demonio e la sua corte al suono di un pezzo heavy metal.

Per descrivere Monitor utilizzo le parole stesse del regista, intervistato questa mattina presso il Teatro Miela. Il primo lungometraggio di Lauria è un (non) fantasy rivolto alla realtà contemporanea, della quale descrive i sistemi di potere e le solitudini. Ambientato significativamente non nel futuro ma in un presente parallelo al nostro, il film vede la nuova figura professionale dei “Monitor”, individui addetti all’ascolto dei dipendenti, per poi riportare all’azienda informazioni utili a migliorarne il rendimento. Ispiratosi alle grandi aziende – città in stile Google, ed al confessionale in stile Grande Fratello, Lauria parla in questi termini della realtà rappresentata nel film: “L’azienda che volevo rappresentare ci tiene al benessere ed alla qualità di vita dei suoi dipendenti. Ma lo fa dichiaratamente per aumentare la produttività, la loro reale felicità non gli interessa. Nel film volevamo rendere l’idea dei dipendenti completamente inglobati, come il marito della protagonista che è un’azionista dell’azienda stessa. Volevamo anche esprimere visivamente questa situazione, infatti a parte gli uffici dei Monitor, che come figure sono un po’ le “talpe” dell’azienda, e quindi stanno in degli spazi squallidi e bui, per gli altri dipendenti vige tutt’altra politica: sono offerti ambienti confortevoli, come le sale d’ascolto, dove vanno a parlare con i monitor. Luoghi comodi, dove possono anche non parlare, possono dormire, ascoltare musica…tutto offerto per il loro rendimento, e i dipendenti lo sanno. In questo senso volevamo che Monitor trasmettesse un senso di angoscia, di claustrofobia, inoltre volevo descrivere un paradosso: pur essendoci basati su 1984 di Orwell, il controllo di oggi è diverso, perché non è tenuto nascosto, è dichiarato, e noi ne siamo consapevoli e complici. Prendi Facebook: è un meccanismo di controllo che vede la collaborazione delle persone”. “Quello che io e la co sceneggiatrice Manuela Pinetti volevamo”, prosegue Lauria, “era offrire una rappresentazione realistica delle aziende di oggi. Prima di scrivere la sceneggiatura, ci siamo documentati molto sul web e abbiamo ascoltato i racconti centinaia di persone. A parte la figura del Monitor niente è stato inventato, abbiamo descritto cose vere, e una volta che il film è stato visto, abbiamo avuto riscontri molto positivi. Le persone si sono ritrovate nella ricostruzione del mondo dell’opera”.

monitorMonitor è disponibile online sul sito di Rai Cinema, e nasce da un processo produttivo particolare, il bando proposto nel 2011 nell’ambito del Premio Solinas, intitolato Experimenta, per il quale ai giovani autori veniva chiesta una sceneggiatura che descrivesse le varie declinazioni del presente in maniera sperimentale. “Una volta scelto il nostro soggetto, io e Manuela Pinetti siamo stati assistiti da dei tutor del Premio Solinas, sceneggiatori e registi che ci hanno fatto da editor. Poi si è inserita la Tea Time Film con la quale abbiamo girato il film, e a quel punto è intervenuto anche lo IED (Istituto Europeo di Design): un gruppo di studenti ha scelto Monitor come progetto di tesi e hanno iniziato a promuoverlo sui social, hanno fatto i titoli di testa, gli effetti visivi con la computer grafica, il teaser, il trailer e anche il sito. Gli studenti erano molto giovani, dai 20 ai 28 anni, per loro è stata un’esperienza lavorativa formativa, per me è stato un processo produttivo idilliaco. Molti registi fanno dieci corti super premiati e poi quando si tratta di passare al lungometraggio si perdono, non trovano i soldi. Invece questo è un percorso che ti assiste, e ti dà credibilità con i produttori. È un’idea bellissima, e partendo da un bando è un meccanismo meritocratico”.