Tutti i soldi del mondo, di Ridley Scott

Quanti grandi film ha diretto Ridley Scott? E’ un autore o “solo” un grande regista? E se alla fine nel suo caso fosse soltanto una questione di soldi e di… immagini? La celerità con cui pochi mesi fa ha sostituito in postproduzione Kevin Spacey con Christopher Plummer rigirando in sole due settimane quasi un terzo del film ci fa propendere chiaramente per le ultime due opzioni. Lezione numero uno: mai compromettere l’esito commerciale di un film (che la presenza di Spacey avrebbe presumibilmente condizionato). Lezione numero due: ottenere il massimo con quello che si ha, garantire la dignità e la qualità del racconto per immagini, mantenendo il giusto look al prodotto. Obiettivo finale: portare a casa il miglior film possibile. Viene in mente Enrico Ghezzi quando a proposito di Blade Runner e di Scott parlava di cinema di pura scenografia. Ogni suo film sembra sempre e soprattutto un  teatro delle immagini con set improbabili, fantasiosi e corretti digitalmente che ricorrono nel tempo. Qui è la volta di Roma e del Colosseo, con tanto di neve poetica in un flashback ai Fori Imperiali. Si ritorna dalle parti de Il gladiatore, anche se la storia da raccontare non potrebbe essere più diversa. Siamo infatti nel 1973 alle prese con il caso di cronaca del rapimento di John Paul Getty III, il nipote del miliardario Paul Getty, l’uomo – ai tempi – più ricco della storia. La mafia calabrese fa pervenire alla madre Gail la richiesta iniziale di un riscatto di 17 milioni di dollari. Lei li va a chiedere al grande vecchio, che non ha alcuna intenzione di pagare. Le mette accanto un ex agente della CIA, Fletcher Chase, che accompagna la donna in Italia e inizia a collaborare con la polizia per ritrovare il ragazzo.

La fotografia di Darius Wolzski lavora sui filtri, assecondando gli andirivieni temporali a cui nella primissima parte la sceneggiatura di David Scarpa ricorre per presentare al pubblico i personaggi della famiglia Getty. Ma soprattutto sembra affascinata dal decadentismo sorrentiniano de La grande bellezza e The Young Pope, con una Roma notturna e il salotto di Getty che si rivelano gli sfondi di una tragedia greca in cui le opere d’arte e i monumenti hanno quasi la stessa importanza dei dialoghi e dei personaggi. Un cinema da inventario dove alto e basso si confondono, l’opera d’arte come il souvenir da pochi soldi, il poliziesco sposa il melodramma familiare e strizza vagamente l’occhio alle atmosfere degli anni 70 (si sente Wild Horses degli Stones ma anche Senza di te che farò de I Camaleonti).

L’umanità e la fragilità di Michelle Williams sono adattissime per andare a sbattere contro la maschera cinica di Plummer, veramente perfetto per il ruolo. Lui è la cosa migliore del film ed è stata aggiunta in fretta e furia in quello che getta davvero interessanti riflessioni sulla vera dimensione, sulle caratteristiche realizzative e sull’efficacia orizzontale di quella macchina cinematografica chiamata Ridley Scott.

Titolo originale: All the money in the world
Regia: Ridley Scott
Interpreti: Michelle Williams, Mark Wahlberg, Romain Duris, Christopher Plummer, Charlie Plummer, Timothy Hutton, Marco Leonardi, Charlie Shotwell, Giulio Base, Andrea Piedimonte, Ilir Jacellari, Mario Opinato, Roy McCrerey
Origine: USA, 2017
Distribuzione: Lucky Red
Durata: 132′

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