Una critica vecchia. Godard e Il Foglio

A volte ritornano. Tredici anni dopo i ‘saggi’ consigli che ci aveva dato a proposito dei nostri corsi in agriturismo e le nostre recensioni ‘zoppicanti nella forma e mai condivisibili nello stile’ ai quali avevamo tentato di dare una confusa risposta, Mariarosa Mancuso, critica cinematografica de Il Foglio, ci cita nuovamente. Dalla cosa, ovviamente, non c’è che da trarre preziosi insegnamenti.

Ecco un estratto dell’omaggio che ci ha reso la Mancuso nella sua recensione su Il mio Godard di Michel Hazanavicius pubblicata su Il Foglio il 3 novembre scorso.

godard il foglio

Innanzitutto ringraziamo per un doppio complimento. La giornalista e critica ci fa più giovani di quello che siamo. Alcuni di noi erano già nati negli anni ’70 e qualcuno, come il sottoscritto, anche nel decennio precedente. Il secondo riguarda i ‘toni e ideologia da anni Settanta’. Ebbene, molti nostri critici di riferimento sono stati attivi proprio in quel decennio e hanno costituito dei modelli per fare questo mestiere. Alcuni nomi? Enzo Ungari, Callisto Cosulich, Tullio Kezich, Giovanni Grazzini, Morando Morandini,  Edoardo Bruno, Enrico Ghezzi, Roberto Silvestri, Mariuccia Ciotta, Stefano Reggiani, Sandro Zambetti, Adriano Aprà, Giovanni Buttafava, Fernaldo Di Giammatteo, Franco La Polla, Marco Melani Roberto Turigliatto, Steve Della Casa, Emanuela Martini, Gianni Rondolino, Lorenzo Pellizzari per quello che riguarda l’Italia. E poi Serge Daney, Pauline Kael, Roger Ebert, Gene Siskel, Leonard Maltin. E altri ancora. Un decennio d’oro e vitale, quello dei toni e ideologia da anni ’70.

“Da tempo raccogliamo prove per dimostrare che i giovani critici son più vecchi dei vecchi”. Confessiamo di non vedere l’ora di leggere i risultati, quando avrà finito questa preziosa ricerca.

robert downey jr charlotMa ancora una volta quella della Mancuso rappresenta un’altra grande lezione che ci ha dato. Di cui speriamo di fare tesoro. La prima è che Hazanavicius è meglio di Godard che “da troppi anni ci annoia con i suoi deliri”. E quindi questa affermazione contiene un’altra grande scoperta, forse implicita. Ma la Mancuso ci ha insegnato anche a leggere tra le righe. E in questo esercizio è emerso che tutti i registi che realizzano biopic sono migliori nel mestiere dei protagonisti dei loro film. E quindi se ne deduce, per esempio, che Richard Attenborough è meglio di Charlie Chaplin, Martin Scorsese è un pugile migliore di Jake La Motta, Milos Forman un musicista più bravo di Mozart e Raffaello Matarazzo di Giuseppe Verdi.

In più un’altra grande lezione che dovrebbe essere presa a modello per i nostri corsi di cinema. La recensione su Il mio Godard (leggi qui la versione integrale) va analizzata per la sua infinita ricchezza:

1) su 28 righe se ne spendono la metà per tirare in ballo chi la pensa diversamente (oltre a noi, anche Fofi), quindi per non parlare del film

2) altre quattro per un attacco a Godard. Perché sta antipatico, è quindi fa tanto figo attaccarlo oggi, è un po’ un ‘must’. Fa tanto giovani, una posizione da assumere in un bel brunch o un apericena

3) non mancano poi dei lampi anche sull’architettura. Il bar di Hazanavicus è meglio di quello di Wes Anderson. Consigliamo al cineasta statunitense di prendere lezioni di décor sui set. Probabilmente Dante Ferretti lo ha già fatto. Se fossero nati dopo, scenografi premi Oscar come Cedric Gibbons, Richard Day o Alexandre Trauner avrebbero fatto lo stesso.

4) nessuna informazione su regista o attori. O lo sai o non lo sai. Cavoli tuoi. Importante invece sottolineare cosa è bello cosa è brutto, chi è simpatico, chi è antipatico, chi si veste bene e chi si veste male come aveva già sottolineato la Mancuso in una sua imprenscindibile riflessione dal Festival di Cannes, Io ti stroncherò, dell’11 maggio 2015, saggio fashion sul look dei critici di tutto il mondo.

Mentre la Mancuso raccoglie prove, noi raccogliamo le sue preziose e ottime recensioni. Per un nuovo sguardo, un nuovo cinema. Un ‘nuovo cinema Mancuso’, appunto.

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