Una storia moderna – L’ape regina, di Marco Ferreri

Il cinema di Marco Ferreri, ancora una volta astrae la sua realtà dalla quotidianità e ne fa altra materia. Il realismo di L’ape regina si sgretola con l’invenzione di un’altra favola nera che sembra galleggiare dentro un immaginario radicato tra i sembianti di un consolidato realismo carico di precise e riconoscibili coordinate, ma trasformato da quella componente di essenza favolistica che lo distanzia da ogni possibile scambio con l’incombente realtà. Un processo non più usuale oggi in cui la netta separazione tra realismo e fantasia conduce ad una separazione di generi altrettanto precisa. Da quiUna storia moderna - L'ape regina, Ferreri, invece, l’impossibilità di catalogare un film come quello di Ferreri che ancora una volta, come nel 1963, spiazza il suo pubblico con un’opera che non è commedia, non è dramma, non è, insomma, alcuno dei generi di cui conosciamo chiaramente i principi ispiratori e i dettami drammaturgici. Ci si rifugia, come spesso è accaduto con il cinema del regista milanese, nell’onnicomprensivo, ma al tempo stesso limitativo, “grottesco” che sembra un termine talmente espanso da rivelarsi utile a comprendere più generi, più forme narrative. Definiremo quindi il film di Ferreri come grottesco, evitando ogni ulteriore indagine.
La vena artistica di Ferreri non vi è dubbio che sia affine a quella dei movimenti che hanno caratterizzato le espressioni artistiche europee del primo novecento e che dalla Francia alla penisola iberica e raccogliendo istanze più diverse, ma con il comune intento di sovvertire un ordine precostituito, hanno influenzato anche il cinema. Lo spinto surrealismo bunueliano, soprattutto nel primo Ferreri si attenua, ma non si smorza e il suo resta un cinema che si struttura su coordinate che trasformano la Una storia moderna - L'ape regina, 1963realtà in materia onirica, finemente e leggermente surreale e questo film non si discosta da questa natura pur nel suo pieno calarsi dentro una normalità riconoscibile e in una Roma che diventa accezione simbolica.
L’ape regina del 1963 è un film – insieme ad un altro paio di titoli ed escludendo i primi due realizzati proprio in Spagna – a meglio permettere una riflessione su questi temi.
La storia è quella del quarantenne Alfonso (Ugo Tognazzi), commerciante di automobili, che decide di sposarsi con Regina (Marina Vlady). La coppia si stabilisce nella casa della sposa vicina al Vaticano. Regina è instancabile con le sue richiesta sessuali e Alfonso lentamente cede e si consuma. Mentre Regina prospera, Alfonso morirà nel giorno in cui nascerà suo figlio.
Ferreri così poco interessato alle contingenze sociali, lavorava su tematiche più universali, il suo cinema era alimentato da un pensiero caratterizzato da un marcato nichilismo e, caratteristica mai rinunciata, denso di un pessimismo cosmico sulle sorti dell’umanità. Il cinema di Ferreri ha vissuto sui temi dell’ossessione della coppia, della sconfitta perenne del maschio della superiorità genetica della donna, nella costante ricerca di un equilibrio impossibile. La sua filmografia che si Una storia moderna-L'ape regina, Ferrerimuove tra Il futuro è donna, Ciao maschio, La cagna e La donna scimmia, conferma già nei titoli, alcuni perfidi come il suo cinema, l’assunto di fondo e gli altri in argomento sollecitano pensieri di disfacimento sociale, annullamento assoluto di ogni speranza, tanto da permettere di accostare Ferreri ai grandi autori pessimisti del 900.
L’ape regina non si discosta da queste strutture sottilmente oniriche e dai contenuti da parabola nera. Il film costituisce l’esordio dell’autore in Italia, dopo il periodo spagnolo e diventa anche il primo in cui il tema della coppia, con i suoi squilibri di vera o presunta dominazione e i difetti di comunicazione, viene posto al centro di ogni osservazione. La riflessione sul rapporto tra i sessi si fa più severa all’ombra delle convenzioni e delle reti religiose che avviluppano i protagonisti. La necessaria ricerca di maternità e paternità, l’atto riproduttivo come unico scopo della coppia, la chiesa con i suoi rappresentanti taumaturghi, si trasforma in insopportabile peso esistenziale per Alfonso, ambiente naturale per Regina. Tutto appare però leggero e ironicamente vivace, ma il male, Una storia moderna - L'ape regina_2ci dice Ferreri alligna in quella condizione di normalità quotidiana. Regina è fedele, in fondo puritana, devota alla chiesa tanto da avere uno zio prete, ma spietata, mortifera e distruttiva. Dal canto suo Alfonso sembra vivere la beata favola del quarantenne innamorato, completamente succube della famiglia della moglie che vive la religione con superficiale consuetudine.
Cinema solo apparentemente semplice quello di Ferreri che già al quarto film mostrava già quella autarchia di pensiero che lo discosta da qualsiasi corrente e scuola. Anche L’ape regina, pur con il suo quasi inutile prefisso Una storia moderna, si trasforma in una vicenda sul destino, un poco come certe storie di Buzzati. A questo proposito, vale la pena di rimarcare le molte affinità del personaggio di Alfonso con quello di Giuseppe in Il fischio al naso, diretto dallo stesso Tognazzi. Stessa sorte vissuta nell’illusione di una soluzione e stessa arrendevolezza alle altrui decisioni. Non è un caso che del cast di questo film, tratto da un racconto di Dino Buzzati, faccia parte lo stesso Ferreri nei panni del dott. Salamoia. D’altra parte L’apeUna storia moderna - L'ape regina_1 regina nasce da un’idea di Goffredo Parise frequentatore di un surrealismo grottesco e quindi affine alla declinazione del reale che piaceva a Ferreri.
Marco Ferreri aveva il dono di una sincera ironia che si faceva corrosiva e perfida e se in questo film si era ancora agli albori di una riflessione pessimistica sul genere umano, qui donna compresa, i suoi antieroi, come il predestinato Alfonso, restano vittime di un miscuglio di cause e prima fra tutte una sorta di debolezza del pensiero, incapace di percepire il male e nel contempo artefici di un destino che li conduce inesorabilmente verso il loro stesso annullamento. Ferreri è sicuramente il regista più nichilista che il nostro Paese abbia avuto e a riguardare oggi un film come L’ape regina sembra emergere quel tanto di indistruttibile e di eterno che un film può lasciare. L’originalità della sua fattura e la lezione filosofica che si consuma nella vivace ironia, che talvolta induce al sorriso, fanno immaginare la salvezza, ma dentro c’è nascosto il futuro minaccioso e si intravede, sin da subito, la fine incombente e inevitabile.

Regia: Marco Ferreri
Interpreti: Ugo Tognazzi, Marima Vlady, Riccardo Fellini, Linda Sini, Achille Majeroni

Durata: 88’

Origine: Italia/Francia, 1963
Genere: grottesco

Scrivi un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *