(unknown pleasures) “Now is good”, di Ol Parker

Uno dei grandi soggetti di Hollywood di sempre, il personaggio paziente terminale di cui un film ci racconta gli ultimi, significativi momenti, ha drasticamente abbassato la propria età media sugli schermi delle ultime stagioni: se un tempo il ruolo era prerogativa di grandi star attempate in tardive performance di acclamata bravura (ultimi esempi ce li hanno regalati Bob De Niro in Capodanno a New York e Charlotte Rampling in The eye of the storm), oggi tocca agli adolescenti affrontare l'ineluttabile morte-al-cinema tra l'opprimente disperazione dei genitori e l'ostinata cocciutaggine degli amici. Il più “anziano” del lotto è in realtà il trentenne Joseph Gordon-Levitt nel bel 50/50 di Jonathan Levine, ma nel caso di questo Now is good siamo invece a metà strada tra il capolavoro di Van Sant Restless e il sorprendente Death of a Superhero di Ian Fitzgibbon.
Tessa, 17 anni, affetta da una leucemia all'ultimo stadio, ha deciso di interrompere le cure e la chemioterapia, e si rassegna a vivere gli ultimi giorni nella propria casa con accanto il padre, nei confronti del quale nutre un rapporto violentemente conflittuale, e il fratellino. In realtà la ragazza ha una lista segreta di azioni da compiere prima di morire, con l'aiuto dell'amica di sempre Zoey, e questo la porterà a conoscere l'amore nella figura di Adam, il coetaneo figlio della vicina di casa, un po' ingenuo ma di gran cuore (Jeremy Irvine, il protagonista di War Horse).

Ol Parker è sceneggiatore non di primo pelo (Marigold Hotel, tra le ultime cose) e qui ha le idee piuttosto chiare, sorretto dalle interpretazioni maiuscole di Dakota Fanning e, soprattutto, di un fantastico Paddy Considine nel ruolo del padre. Parker guarda a quel pubblico adolescenziale femminile che saghe come Twilight e High School Musical hanno svezzato a base di melodrammoni romantici in salsa indie (quantomeno nel prototipo della Hardwicke, che aveva anche interessanti ambizioni formali mai seriamente affrontate), e che hanno già iniziato a figliare spin off spuri che riprendono volti e atmosfere della serie madre (vedi ad esempio Beastly con la Hudgens). Il corrispettivo contemporaneo di certa letteratura-fazzoletto di consumo per donne (si pensi al ritorno dei film tratti dal campione del genere Nicholas Sparks ma con protagonisti teen come Zac Efron e Channing Tatum), condito però da colonne sonore di band alternative (Dustin O'Halloran dei Devics, che piace tanto a Sofia Coppola) e fotografia fumettosa à la Sundance (Erik Wilson, che l'anno scorso a Giffoni portava Submarine, ma che è soprattutto il DOP di Tyrannosaur proprio di Considine).

Now is good ha la Dakota Fanning di Twilight in un film, tratto da un romanzo di successo, Voglio vivere prima di morire di Jenny Downham, che si apre con una sequenza di titoli di testa girata in rotoscope. Difficile non mandare a segno tutto il resto, dal tentativo di taccheggio in supermercato al bagno di notte in mare gelido alla panchina solitaria in cima alla collina con vista mozzafiato. Le spettatrici del nuovo millennio hanno riscoperto i lacrimoni. Ad ogni generazione il proprio pacchetto di kleenex.