#Venezia73 – Il genio di Lorenza Mazzetti per Steve della Casa e Francesco Frisari

Tra autobiografia e cinema. Nella sezione Venezia Classici – Documentari viene presentato oggi il documentario Perché sono un genio! Lorenza Mazzetti con le testimonianze di Bernardo Bertolucci, Malcolm McDowell e David Grieco. La coautrice del manifesto del Free Cinema (insieme a Lindsay Anderson, Tony Richardson e Karel Reisz) insieme a Steve Della Casa e Francesco Frisari hanno parlato del documentario che verrà trasmesso su Sky Arte il prossimo 27 gennaio in occasione della Giornata della Memoria e sarà distribuito a livello internazionale da Widehouse.

Non solo regista  – K. (1953) e Together (1956) sono due tappe fondamentali che anticiperanno il futuro movimento britannico e hanno costituito anche una forte ispirazione per molti cineasti – ma anche scrittrice e pittrice, Lorenza Mazzetti ha parlato a 360° gradi soprattutto della sua vita e del tragico episodio che ha segnato per sempre la sua esistenza quando le SS sterminarono la sua famiglia adottiva. Questo episodio lo ha raccontato nei romanzi Il cielo cade (da cui è stato tratto un film del 2000 realizzarto dai fratelli Frazzi) e Con rabbia.

Steve Della Casa racconta come è nato il progetto: “Lorenza è venuta più volte ospite di Hollywood Party dove ha presentato anche il suo Diario londinese, sulle sue avventure a Londra negli anni ’50. Francesco (Frisari) è stato il primo ad avere l’idea. E ogni volta su di lei, si scopriva sempre qualcosa di nuovo. Poi abbiamo coivolto anche Bernardo Bertolucci e Malcolm McDowell, che non sono notoriamente delle persone che parlano molto”. E Frisari aggiunge: “Lorenza è multimediale, ha attraversato più arti e riesce sempre a sorprenderti. Ha uno stile naif ma anche feroce. Gli occhiali colorati che porta sono il suo sguardo sul mondo”.i

perche-sono-un-genio-lorenza-mazzetti“La mia vita è fiabesca – esordisce Lorenza Mazzetti – e come diceva Propp le fiabe iniziano sempre con un disastro e poi arriva l’eroe”. Poi si sofferma sul tragico episodio della sua vita: “Ho avuto un trauma con l’uccisione della famiglia che mi aveva adottato. Avevo inizialmente sete di vendetta e volevo andare in Germania con una pistola per cercare l’assassino. Poi avevo bisogno di dimenticare e fuggire dal meraviglioso mondo toscano per andare a Londra. Lì non c’era luce ma spesso solo nebbia. E quando mi trovavo in Gran Bretagna era arrivata la notizia che il nostro tutore ci aveva portato via tutto”. E poi arriva all’episodio centrale che l’ha avvicinata al cinema: “Non potevo mantenermi gli studi. E allora ho voluto incontrare il direttore della Slade School of Fine Arts per convincerlo ad ammettermi. Così gli ho detto che doveva faerlo perché ero un genio”. Racconta anche del furto dell’attrezzatura e la pellicola per realizzare K.: “Ho sentito una voce che mi diceva di rubare tutto. Mi sono così impossessata dela macchina da presa e delle pizze della pellicole e le ho nascoste sotto il letto”.

Ritorna poi sull’episodio dell’eccidio della sua famiglia adottiva con dei nuovi risvolti: “Io so chi ha sparato. Su google ho trovato la faccia dell’assassino nel novembre scorso. e a giugno di quest’anno ho fatto la denuncia in Germania”. Questo nuovo episodio non è presente nel documentario: “Su Lorenza si scopre sempre qualcosa di nuovo – ha detto Della Casa – Per esempio ieri Francesco Munzi mi ha detto che ha lavorato come cassiere nel suo teatro dei burattini a Roma”. Infine si sofferma sui materiali d’archivio: “Sono maggiori quelli del British Film Institute, che fa parte della produzione, piuttosto che quelli del Luce”.