#Venezia74 – Il programma, i nomi, qualche riflessione preliminare…

Venezia 74 scopre, pian piano, le sue carte. Sì perché il “format” abituale della conferenza stampa di presentazione della Mostra del Cinema appare da subito mutato in questo 2017: cartella stampa consegnata ai giornalisti solo in conclusione e programma “svelato” dal direttore del Festival film-dopo-film creando una maggiore attesa. Si parte ovviamente dal già annunciato Downsizing di Alexander Payne, mentre a sorpresa il film di chiusura (in Fuori Concorso) sarà il terzo capitolo della saga Outrage firmato da Takeshi Kitano. Due premesse: il presidente della Biennale Paolo Baratta e il Direttore artistico del Festival Alberto Barbera ci tengono a sottolineare la portata simbolica di una sezione dedicata interamente alla realtà virtuale (Venice Virtual Reality), con ventidue film-esperienza che si potranno vedere nella suggestiva location del vecchio Lazzaretto. Una sezione impreziosita tra l’altro dai progetti di Laurie Anderson (in animazione) e Tsai Ming Liang. La seconda premessa è dedicata invece al cinema italiano, in una stagione che per Barbera si è rivelata “ottima. Perché alla quantità sempre alta dei film prodotti, quest’anno si è aggiunta una notevole qualità media. E per questo ci siamo trovati piacevolmente in difficoltà avendo visto tanti film interessanti da scegliere. Questo è il motivo dei molti film italiani nelle varie sezioni, mi sembra che il giovane cinema italiano stia vivendo un cambio generazionale che lo porta a confrontarsi più agevolmente con il mercato. Non solo interno, ma anche estero”.

untitled

Mother, di Darren Aronofsky

Fatte queste due veloci premesse è già tempo di film. E veniamo al punto. In un anno certamente interlocutorio e a tratti deludente per i due altri grandi Festival Europei (Berlino e soprattutto Cannes), Venezia risponde con un programma enigmatico e (sulla carta) con più di un motivo di interesse. Agli habituè George Clooney (Suburbicon scritto dai fratelli Coen) e Darren Aronofsky (molto atteso Mother con Jennifer Lawrence e Javier Bardem), si aggiunge quest’anno in quota americana il nuovo fantasy di Guillermo Del Toro (The Shape of Water) definito come “uno dei migliori film della sua carriera“. La pattuglia USA è poi impreziosita da due grandi firme come Paul Schrader – che porta al Lido First Reformed, thriller con Ethan Hawke e Amanda Seyfried – e Frederick Wiseman che dopo il leone d’oro alla carriera (a Venezia 71) sarà per la prima volta in concorso con Ex Libris – The New York Public Library. Gli italiani, come da più parti pronosticato, saranno ben quattro: Paolo Virzì con il debutto in lingua inglese di The Leisure Seeker, i Manetti Bros con Ammore e Malavita, Sebastiano Riso con il suo secondo lungometraggio Una Famiglia e Andrea Pallaoro che torna a Venezia con Hannah dopo essere stato quattro anni fa in concorso a Orizzonti con Medeas.

L’Asia sarà rappresentata innanzitutto da Hirokazu Koreeda (The Third Murder), affiancato dalla regista cinese Vivian Qu che dalla Settimana della critica 2013 passa ora al concorso. Per il resto si conferma la volontà di abbassare l’età media dei registi con i nuovi film di Martin McDonagh (Three Billboards Outside Ebbing, Missouri), l’australiano Warwick Thornton (Sweet Country, dopo la Camera d’or a Cannes 2009), il francese Xavier Legrane (Jusqu’à La Garde)  e il libanese Ziad Doueiri (L’insulte). Chiudono il concorso il veterano Abdellatif Kechiche, l’artista e attività cinese Ai Weiwei, il francese Robert Guédiguian, l’israeliano Samuel Maoz (dopo il controverso Leone d’oro con Lebanon nel 2009) e infine l’atteso ritorno alla regia dell’inglese Andrew Haigh (dopo 45 anni e Weekend).

Abelferrara

Abel Ferrara

Certo: se ci aggiungiamo i nomi di Stephen Frears, Errol Morris, Fernando León de Aranoa, James Toback e il soprendente S. Craig Zalher (tutti in Fuori Concorso), con in più due assoluti maestri come William Friedkin (che torna agli esorcismi in un documentario…) e Abel Ferrara (con il suo progetto su Piazza Vittorio, a noi molto caro…) è chiaro che le carte forti da giocare non mancano. Restano però dei punti interrogativi su tante aree geografiche (Africa, Asia al di là dei grandi maestri e persino Europa dell’est) che attendono da troppi anni delle vere grandi scoperte e che le ultime edizioni veneziane hanno fatto un po’ di fatica a intercettare.

Difficile andare oltre con le riflessioni. Bisogna passare alle immagini, vedere le varie Sezioni alla prova dei fatti. Perché in particolare in questo momento storico di forte ri-assestamento della formula Festival – il 2017 tra polemiche Cannes/Netflix, Virtual Reality e grandi Blockbuster assenti, segna comunque un crinale importante – è anche sul tasso di pre-visione di possibili futuri per il cinema e per i suoi “contenitori” che si deve giudicare la riuscita di un’edizione. Da questo punto di vista anche Venezia74 andrà giudicata sulla base di quante scoperte e nuove form(ul)e saprà intercettare (quindi la sezione Orizzonti sarà certamente determinante). I motivi di interesse, sulla carta, non mancano… appuntamento al 30 agosto per iniziare a tirare le somme.

gif critica 2

CONCORSO
AI WEIWEI – HUMAN FLOW
DARREN ARONOFSKY – MOTHER!
GEORGE CLOONEY – SUBURBICON
GUILLERMO DEL TORO – THE SHAPE OF WATER
ZIAD DOUEIRI – L’INSULTE
ROBERT GUÉDIGUIAN – LA VILLA
ANDREW HAIGH – LEAN ON PETE
ABDELLATIF KECHICHE – MEKTOUB, MY LOVE: CANTO UNO
KOREEDA HIROKAZU – SANDOME NO SATSUJIN (THE THIRD MURDER)
XAVIER LEGRAND – JUSQU’À LA GARDE
MANETTI BROS. – AMMORE E MALAVITA
SAMUEL MAOZ – FOXTROT
MARTIN MCDONAGH – THREE BILLBOARDS OUTSIDE EBBING, MISSOURI
ANDREA PALLAORO – HANNAH
ALEXANDER PAYNE – DOWNSIZING
VIVIAN QU – JIA NIAN HUA (ANGELS WEAR WHITE)
SEBASTIANO RISO – UNA FAMIGLIA
PAUL SCHRADER – FIRST REFORMED
WARWICK THORNTON – SWEET COUNTRY
PAOLO VIRZÌ – THE LEISURE SEEKER
FREDERICK WISEMAN – EX LIBRIS. THE NEW YORK PUBLIC LIBRARY

FUORI CONCORSO
JON ALPERT – CUBA AND THE CAMERAMAN
GIANNI AMELIO – CASA D’ALTRI
RITESH BATRA – OUR SOULS AT NIGHT
DAVID BATTY – MY GENERATION
ANTONIETTA DE LILLO – IL SIGNOR ROTPETER
ABEL FERRARA – PIAZZA VITTORIO
STEPHEN FREARS – VICTORIA & ABDUL
WILLIAM FRIEDKIN – THE DEVIL AND FATHER AMORTH
RACHID HAMI – LA MÉLODIE
TAKESHI KITANO – OUTRAGE CODA
JERRY KRAMER – MAKING OF MICHAEL JACKSON’S THRILLER
JOHN LANDIS – MICHAEL JACKSON’S THRILLER 3D
FERNANDO LEÓN DE ARANOA – LOVING PABLO
LUCRECIA MARTEL – ZAMA
DANIEL MCCABE – THIS IS CONGO
ERROL MORRIS – WORMWOOD
STEPHEN NOMURA SCHIBLE – RYUICHI SAKAMOTO: CODA
FRANCESCO PATIERNO – DIVA!
MICHAËL R. ROSKAM – LE FIDÈLE
CHRIS SMITH – JIM & ANDY: THE GREAT BEYOND. THE STORY OF JIM CARREY, ANDY KAUFMAN AND TONY CLIFTON
SILVIO SOLDINI – IL COLORE NASCOSTO DELLE COSE
JAMES TOBACK – THE PRIVATE LIFE OF A MODERN WOMAN
GIOVANNI TOTARO – HAPPY WINTER
S. CRAIG ZAHLER – BRAWL IN CELL BLOCK 99

ORIZZONTI
ALI ASGARI – NAPADID SHODAN (DISAPPEARANCE)
GILLES BOURDOS – ESPÈCES MENACÉES
NANCY BUIRSKI – THE RAPE OF RECY TAYLOR
LUCIEN CASTAING-TAYLOR, VERENA PARAVEL – CANIBA
SOFIA DJAMA – LES BIENHEUREUX
ANNE FONTAINE – MARVIN
PABLO GIORGELLI – INVISIBLE
COSIMO GOMEZ – BRUTTI E CATTIVI
TZAHI GRAD – HA BEN DOD (THE COUSIN)
AMICHAI GREENBERG – HA EDUT (THE TESTAMENT)
PAVLOS IORDANOPOULOS – 8TH CONTINENT
VAHID JALILVAND – BEDOUNE TARIKH, BEDOUNE EMZA (NO DATE, NO SIGNATURE)
ALIREZA KHATAMI – LOS VERSOS DEL OLVIDO
DAMIEN MANIVEL, IGARASHI KOHEI – LA NUIT OÙ J’AI NAGÉ – OYOGISUGITA YORU
SALVATORE MEREU – FUTURO PROSSIMO
SUSANNA NICCHIARELLI – NICO, 1988
RICK OSTERMANN – KRIEG
JASON RAFTOPOULOS – WEST OF SUNSHINE
ALESSANDRO RAK, IVAN CAPPIELLO, MARINO GUARNIERI, DARIO SANSONE – GATTA CENERENTOLA (ANIMAZIONE)
HAFSTEINN GUNNAR SIGURÐSSON – UNDIR TRÉNU (UNDER THE TREE)

CINEMA NEL GIARDINO
DARIO ALBERTINI – MANUEL
RÄ DI MARTINO – CONTROFIGURA
KATE MULLEAVY, LAURA MULLEAVY – WOODSHOCK
BRUNO OLIVIERO – NATO A CASAL DI PRINCIPE
MICHELE PLACIDO, ANDREA MOLAIOLI, GIUSEPPE CAPOTONDI – SUBURRA. LA SERIE
FRANÇOIS TROUKENS, JEAN-FRANÇOIS HENSGENS – TUEURS

VENICE VIRTUAL REALITY
NICOLÁS ALCALÁ – MELITA
LAURIE ANDERSON, HUANG HSIN-CHIEN – LA CAMERA INSABBIATA
GABO ARORA – THE LAST GOODBYE
LYSANDER ASHTON, LEO WARNER – MY NAME IS PETER STILLMAN
MATHIAS CHELEBOURG – ALICE, THE VIRTUAL REALITY PLAY
EUGENE YK CHUNG – ARDEN’S WAKE EXPANDED
NONNY DE LA PEÑA – GREENLAND MELTING
GINA KIM – DONGDUCHEON (BLOODLESS)
URI KRANOT, MICHELLE KRANOT – NOTHING HAPPENS
MI LI – SHI MENG LAO REN (THE DREAM COLLECTOR)

Un commento

  • Così a sensazione mi pare che la selezione di Venezia come anche nel 2016 sia più scapigliata, più in linea con il lavoro del predecessore Muller che non con il primo quadriennio targato Barbera, che sembrava ben attento a dividere alto e basso in maniera un po’ snob. Poi su cinematografie e autori presenti bisognerebbe sempre sapere cosa era pronto e cosa è stato scartato per dare giudizi preventivi. A me questo “nuovo corso” barberiano garba parecchio

Scrivi un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *