15° Festival del Cinema Europeo – Giorno 1 – Lecce chiama, il mondo risponde

Lecce chiama, Palestina risponde. In questa prima effettiva giornata del Festival (ieri il film di apertura For those who can tell no tales di Jasmila Zbanic) il verde che contrassegna i film del ciclo “cinema palestinese” ha luccicato al cospetto de La memoria fertile (1980) di Michel Khleifi (Nozze in Galilea), purtroppo assente per sopraggiunti impegni. Il film, dal grande peso storico, è il primo lungometraggio filmato in Palestina all’interno della “linea verde”, per l’occasione proiettato per la prima volta con i sottotitoli in italiano. La pellicola, che mostra un paesaggio forse oggi mutato, a differenza dei temi e delle questioni talmente forti per quel tempo da essere ancora più che attuali (su tutti la condizione delle donne e la sorte dei palestinesi), mette a confronto due donne e due generazioni diverse in una fusione tra documentario e finzione, ma anche materiale d’archivio e televisivo, con uno sguardo fotografico e poetico, sporcato da un mezzo datato eppur potente, che stupisce per il modo in cui sceglie di raccontare una simile realtà – e per la potenza con cui ci riesce.

I film in concorso della giornata sono stati Winter Journey di Sergei Taramaev e Liubov Lvova, ispirato a un ciclo vocale di Schubert, con protagonista un giovane cantante di Mosca dal carattere vulnerabile e romantico e l’incontro con il suo opposto venuto dalla provincia; Miracle di Juraj Lehotsky, uno sguardo al mondo femminile nell’età più critica; Macondo di Sudabeh Mortezai, già visto a Berlino, e One of a kind di Francois Dupeyron (Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano), con protagonista un uomo che ha ricevuto da sua madre il dono di guarire gli altri grazie al tatto.

 

Oltre agli omaggi a Marco Bellocchio, Mario Bava, Claudia Cardinale e Danis Tanovic che proseguiranno anche nei prossimi giorni, in questa giornata sono stati presentati per la sezione Cinema & Realtà L’approdo delle anime migranti di Simone Salvemini, in cui la memoria, la storia e la poesia confluiscono in una reazione alla morte e alla violenza della vita, grazie a degli artisti che hanno scelto di trasformare, con profondo rispetto, un luogo di morte, un relitto di una motovedetta albanese nella quale 81 persone hanno perso la vita, in un’opera d’arte, e Capulcu: Voci da Gezi di Benedetta Argentieri, Claudio Casazza, Carlo Prevosti, Duccio Servi, Stefano Zoja, sull’occupazione pacifica di Gezi Park in Turchia, ad opera di un eterogeneo gruppo di manifestanti che ha scelto di opporsi all’islamizzazione che ad Istanbul a portato alla limitazione delle libertà individuali. 

Al via quest'oggi anche la proiezione dei cortometraggi in concorso per Puglia Show e dei lavori di diploma dei ragazzi del Centro Sperimentale di Cinema di Roma.