16° Festival del Cinema Europeo di Lecce – Bertrand Tavernier: continuate a trasmettere!

Bertrand Tavernier, presenza longeva del cinema francese che condivide i luoghi natali con i fratelli Lumiere, è stato insignito quest’oggi alla 16a edizione del Festival del Cinema Europeo di Lecce dell’Ulivo d’oro alla carriera in anticipo di qualche mese rispetto al Festival di Venezia dove sarà onorato con il Leone d’oro alla carriera (ironicamente il regista si è chiesto se il leone riuscirà ad arrampicarsi sull’albero) e dove sarà selezionatore di alcuni film per la sezione Venezia Classici. Tavernier ha iniziato la sua carriera come critico cinematografico, “ma soltanto per potermi pagare il cinema”, ha vissuto da più piccolo la fase storica della Nouvelle Vogue e ha sempre realizzato tutti i film che aveva nel cassetto.

Faccio film per imparare, perché ho voglia di condividere. Ho voluto fare film da quando avevo 13 anni, quando mi volto indietro a guardare la mia vita penso che non avrei mai potuto immaginare di arrivare dove sono arrivato: è stata la ricompensa di molte battaglie, passione e risate. Mi sono molto divertito a fare dei film, a volte ho anche dovuto prendere dei rischi.” A questa affermazione è seguito un aneddoto secondo cui un operaio protagonista di un suo documentario sulla periferia di Parigi al termine dei lavori gli abbia detto “continuate a trasmettere”. “Questa è la cosa più sconvolgente che mi è stata detta, un operaio ha avuto bisogno di dirmi questo e ha toccato la ragione più profonda che mi ha spinto a fare film.

L'orologiaio di Saint Paul

L’orologiaio di Saint Paul

Lunghe, ricche e fitte di aneddoti e informazioni sono state la conferenza stampa e l’incontro con il pubblico moderato da Bruno Torri, tanto che sarebbe impossibile riportare tutto. Tavernier ha parlato di cinema, di attualità, di musica jazz americana, di Riccardo Freda per cui ha scritto la sua prima sceneggiatura in un film definito orribile, di Philippe Noiret che sta a lui come Mastroianni sta a Fellini, della rivoluzione tecnologica a commento della quale ha sottolineato come tutta la storia del cinema si sia sempre confrontata con le tecnologie e con le mode (l’avvento del colore, gli schermi sempre più larghi, l’invenzione di telecamere sempre più leggere e pellicole sempre più sensibili, la steadycam, la televisione, internet.. ma tutti sono solo strumenti e non possono rimpiazzare la cultura. Inevitabile è stata la domanda circa l’attualità di un film come La morte in diretta visto lo sviluppo della tecnologia e i mille dispositivi grazie ai quali è possibile filmare tutto quel che si vede. Tavernier ha commentato dicendo che nel 1980 pensava in modo naïf di star girando un film di fantascienza che però 15 anni dopo si è trasformato in neorealista, cosa che, a detta del regista, non è affatto una buona testimonianza dell’evoluzione della società. La facilità di catturare video ha comportato un incremento della stupidità: il regista ha citato i molteplici casi dei ragazzi che compiono atti di bullismo o vandalismo, realizzando dei video grazie ai quali poi vengono puniti. Nel cinema francese del passato i gangster che derubavano le banche stavano ben attenti a non lasciare tracce. Secondo Tavernier bisognerebbe riorganizzare il sistema dell’educazione considerando il valore delle immagini in un momento storico in cui gli alunni stanno più tempo davanti alle immagini che ai professori.

La princesse de Montpensier

La princesse de Montpensier

Quando i giornalisti hanno ricordato il fatto che in molti suoi film si affronti il tema dell’intolleranza e quindi gli han chiesto se ha pensato di raccontare anche la contemporaneità, il regista ha risposto che in un film come La princesse de Montpensier che affronta le guerre di religione francesi tra cattolici e protestanti, in realtà parla di un soggetto moderno perché il presente è illuminato dal passato: il personaggio di una giovane donna che è costretta a sposare un uomo che non conosce è un personaggio che potremmo incontrare oggi in molti paesi, potremmo trovarlo tra persone islamiche integraliste o mormoni o ebrei o ortodossi o protestanti fondamentalisti in America. Questo film non è mai stato distribuito in Italia, cosa che ha commentato esprimendo il grande rammarico per la fine di un sodalizio, tra Italia e Francia, che invece in passato è stato fondamentale: gli ultimi film di Fellini sono stati realizzati grazie al supporto francese e lo stesso per molti film francesi, i due paesi si spalleggiavano: dall’epoca di Berlusconi tutto questo è finito. Quanto all’appello per distribuire i film europei in Europa, Tavernier ha raccontato di essersi recato a Bruxelles per confrontarsi con le istituzioni su questo delicato e fondamentale argomento. Le note di critica contro una cattiva organizzazione e gestione della distribuzione non sono mancate così come non è mancato un monito ai più noti registi registi italiani a partecipare a questo appello.

Attualmente Tavernier è a lavoro su un progetto che si concretizzerà in uno o due film per il cinema che parlerò del suo rapporto con film e registi che hanno segnato la sua vita, per esempio la prima mezzora sarà dedicata a Jacques Becker.