16° Festival del Cinema Europeo di Lecce – I grandi incontri (divini e fraterni)

Si è aperta quest’oggi la prima effettiva giornata del 16° Festival del Cinema Europeo di Lecce: al via infatti tutte le sezioni, la cui principale era stata anticipata ieri dal film di apertura Wax – We are the X. È stato presentato, nella sezione Cinema e realtà, Non so perché ti odio di Filippo Soldi, già transitato al Festival di Roma nella sezione Wired, con l’esplicativo sottotitolo Tentata indagine sull’omofobia e i suoi motivi: un percorso, attraverso punti di vista estremamente differenti, per cercare di spiegare un odio che reali giustificazioni proprio non ne ha.

Per quanto riguarda il concorso, sono state protagoniste di questa giornata l‘Austra, la Svezia e la Danimarca, quest’ultima con il film Key House Mirror di Michael Noer, che racconta la scelta e il coraggio di un’anziana donna di tornare ad innamorarsi nonostante tutto e tutti e, quindi, di combattere la morte.

Superworld

Superworld

Superworld di Karl Markovics, un po’ sulla scia della ricerca di un (non) senso appartenente anche al connazionale Seidl, mostra l’improvviso cambiamento nella banale e insoddisfatta vita della protagonista che un giorno, senza un reale motivo se non l’insostenibile infelicità del vivere quotidiano, tramuta in manifestazione divina dei segnali normali, come la centrifuga della lavatrice, il timer della cucina o i rumori prodotti dal frigorifero, che la portano sull’orlo della follia: sente voci, si comporta in modo strano, si allontana dalla famiglia. Solo il ritorno al carnale mondo reale, seguito a un diluvio che tutto porta via, permette a un barlume di un istante di felicità di sorgere. Interessante l’uso che Markovics fa degli strumenti che permettono alla macchina da presa di in alzarsi verso il cielo: posta ad altezze elevatissime, in molti casi sembra mostrare proprio il punto di vista di dio, un occhio lontano e indifferente alla bruttezza che gli uomini hanno creato e che lui si merita, come sfoga la protagonista in un momento di rabbia. My skinny sister di Sanna Lenken è una fiaba sull’anoressia. La piccola Stella scopre che la sorella più grande, pattinatrice sul ghiaccio, tra un intenso allenamento e l’altro, si chiude nel bagno e vomita, è perennemente infelice e ha degli sbalzi di umore. Le promette di non rivelare il suo segreto ma quando la paura della morte della sorella si instaura nella testa della piccola, arriva il momento di dirlo ai genitori. Sanna Lenken ha il merito di raccontare con dolcezza un serio problema adolescenziale e, soprattutto, femminile in una società (com’è soprattutto il nord Europa) in cui i ragazzi sono affidati a se stessi e finiscono quasi inevitabilmente per ferirsi. I numerosi primi piani della giovane protagonista, il suo non convenzionale aspetto si fanno portatori di una bontà pastello che caratterizza anche la fotografia.

Al via quest’oggi anche le retrospettive dedicate a Milena Vukotic (Venga a prendere il caffè dai noi), Paola Cortellesi (Il posto dell’anima), Fatih Akin (Ai confini del paradiso, Polluting Paradise) e Bertrand Tavernier (La morte in diretta) che ha incontrato il pubblico e di cui è stato mostrato in anteprima nazionale l’ultima commedia Quai d’Orsay.