16° FESTIVAL DEL CINEMA EUROPEO – Leviteaccanto e l’Hardkor disko

Il Multisala Massimo, dimora del Festival del Cinema Europeo, è stato invaso in questa terza giornata nella fascia oraria pomeridiana, da una fiumana di giovani uomini stranieri, arabi, africani, indiani: erano in rappresentanza del film Leviteaccanto di Luciano Toriello. Una volta spostatisi all’interno della sala, con il loro quieto chiacchiericcio entusiasta durante la proiezione, hanno trasformato il cinema in un luogo di sogno, un momento fortunato e collettivo che non si verifica quasi più, se non nell’intimità della giovinezza. All’interno della sezione Cinema e realtà, Leviteaccanto segue le storie di quattro immigrati passati da Borgo Mezzanone, nel foggiano, ospiti del campo gestito dal CARA: una donna nigeriana alle prese con una nuova gravidanza, un ragazzo indiano nato in Italia i cui genitori cercano costantemente di trovargli una moglie a distanza, i dolori e il desiderio di riscatto di altri due ragazzi che in realtà rappresentano i centinaia che ormai quasi ogni giorno sbarcano sulle coste italiana con la speranza di andare lontano e abbracciare un futuro migliore – che nella maggioranza dei casi si concretizza solo in una precaria situazione igienico-sanitaria e sociale comunque preferibile alla guerra. L’attualità e il valore, in particolare in questi giorni, di un simili argomento, raccontando senza paura l’umanità di queste persone derelitte e sconfitte dal destino, è di importanza sacra, il solo fatto di averlo realizzato rende l’arte, e in particolare la pratica del fare cinema, un po’ più sensata.

Hardkor disko

Hardkor disko

Lontano dal punto di vista geografico e concettuale, ma vicino, se vogliamo, nel modo in cui interroga il presente, è il sorprendente film polacco in concorso per l’Ulivo d’oro Hardkor Disko di Krzysztof Skonieczny, giovane ed eclettico (video)artista che realizza un’opera prima di alto valore estetico e riflessivo: lo spunto è una vendetta, verso qualcosa che esiste o che probabilmente è solo la riflessione di una società in crisi, in preda alla confusione dello sviluppo metropolitano, della perdita dei valori seguiti alla gioia e al disastro del crollo del comunismo in un paese come la Polonia. Hardcore è qualcosa di sorprendente, spietato ma ancora seducente e attraente: in questa continua contrapposizione si muove la ricerca del regista che pervade ogni aspetto del film (il montaggio alterna lunghi piani sequenza a momenti di rapidi tagli, la musica suona il dolore romantico degli anni ’70 e il punk elettrico contemporaneo, i personaggi si perdono in momenti di grande crudeltà e dolore contrapposti a tenerezze che riescono ancora a sopravvivere). Il tutto sullo schema di una tragedia greca divisa in tre atti, con un ruolo fondamentale lasciato al commento del coro, testimone che accompagna lo spettatore attraverso le scelte musicali e psichedeliche fino alla catarsi sospesa che per ora non può offrire certezze.

Presentato quest’oggi in concorso anche lo spagnolo Magical Girl di Carlos Vermut e Perfidia di Bonifacio Angius in competizione per il premio Mario Verdone. In prima serata è stato proiettato anche Il padre di Fatih Akin che ha incontrato il pubblico.