"17 ragazze", di Delphine e Muriel Coulin

17 ragazzeRiprendiamo il discorso…il giovane cinema francese ci sta regalando una straordinaria leva di cineasti, ideali piccoli eredi di Truffaut, commoventi nella incondizionata convinzione che il cinema possa essere fatto ancora di carne e sospiri anche in epoca di pixel e clic. 17 Filles è l’esordio nel lungometraggio delle sorelle Delphine e Muriel Coulin (scrittrice l’una e documentarista l’altra) che, sulle orme di Céline Sciamma, si inoltrano nelle vite di fragili adolescenti e nel sottile confine che divide la scoperta del proprio corpo con la piena acquisizione di una identità sessuale. E l’occasione è data da un fatto realmente accaduto negli Stati Uniti appena tre anni fa: diciassette liceali rimaste incinte tutte nella stessa scuola e nello stesso periodo. Perché? Per noia, per protesta, per sana voglia di trasgredire o solo perché fare gruppo, società, è forse l’ultimo baluardo contro la nostra intima solitudine di esseri globalizzati. Camille rimane incinta per caso, in un paesino del profondo Ovest della Francia, dove si finisce fatalmente per perdere lo sguardo oltre il “muro dell’Atlantico” come dice la ragazza. È confusa e sola, confessa il segreto alle sue amiche e loro decidono di seguirla in questa decisione: vogliono tutte mettere al mondo la “vita” e vivere insieme come una nuova macrofamiglia. Una (ir)responsabile scelta che getta nel panico l'intera comunità: la storia è tutta qua.

In mezzo, però, c’è una regia che scava i volti acerbi delle giovani, li incastona in primi piani che hanno ancora il coraggio di essere lunghi il tempo dell’emozione. Una mdp perennemente nelle cose che con "rude delicatezza" sa creare un mondo: una realtà parallela confinata nelle camerette/prigioni color pastello delle ragazze. Sguardo incondizionatamente soggettivo che improvvisamente si oggettivizza regalandoci “totali” di una spettrale città contenitore, dove le crisi croniche a cui siamo ormai assuefatti si fanno corpo e non parola. Composizione e non declamazione. Ed è per questo che francamente stupisce il tentativo di divieto ai minori di 14 anni (ora fortunatamente ritirato) che pareva dovesse accompagnare l’uscita del film in Italia: in epoca di informatizzazione di massa e di immagin(azion)i così fortemente inflazionate, si può veramente ancora temere che un film del genere possa scatenare fenomeni di emulazione? E perché mai dovrebbe? 17 Ragazze sa e vuole “pensare” l’adolescenza attraverso gli occhi di adolescenti. Non vuole educare ma alimentare un pensiero che possa anche eventualmente partire da questo vuoto di responsabilità.

E allora sospensioni sonore e musica insinuante che si rifanno alla prima Sofia Coppola; incursioni ipnotiche nella natura ferina che ricordano (in maniera forse un po’ ingenua) le astrazioni di Gus Van Sant; falò finale in spiaggia di una fanciullezza romantica che cita apertamente Olivier Assayas. Certo, le sperimentazioni furiosamente liminali di Van Sant hanno tutt’altra tempra teorica e gli adolescenti di Assayas hanno saputo farsi inarrivabile corpo universale di sentimenti e poesia. Ma qui scorgiamo fertili tracce: tracce di un piccolo cinema che sa diventare adulto inquadrando lo struggente dettaglio di un occhio neonato e schiuso alla vita. Di una regia consapevole che sa investire su se stessa come surplus emotivo costante e mai invadente. Insomma, anche l'ingessato cinema d'auteur europeo può tornare a respirare sui volti spigolosi di diciassette ragazze come tante.

 

Titolo originale: 17 Filles

Regia: Delphine e Muriel Coulin

Interpreti: Louise Grinberg, Juliette Darche, Roxane Duran, Yara Pilarz, Esther Garrel

Origine: Francia, 2011

Distribuzione: Teodora Film

Durata: 90'