18°Far East Film Festival – I film premiati

È stata vasta ed eterogenea, la panoramica sul cinema popolare orientale proposta dall’edizione appena conclusasi del Far East Film Festival di Udine, che si è conclusa il 30 aprile.

È stata vasta ed eterogenea, la panoramica sul cinema popolare orientale proposta dall’edizione appena conclusasi del Far East Film Festival di Udine, che quest’anno raggiunge la maggiore età con più di 70 titoli offerti al pubblico di cinefili e giornalisti italiani e internazionali di tutte le età (incredibile l’affluenza alle proiezioni, con file infinite e sale sempre stracolme). Come nelle passate edizioni il Far East ha attinto molto dai blockbuster che hanno spopolato nelle nazioni di provenienza, come il film Ip Man 3 di Wilson Yip (titolo e protagonista entrambi cari e conosciuti al festival già dalle passate edizioni; il precedente capitolo della saga sull’idolo delle arti marziali aveva vinto la medaglia di bronzo nel 2013) o anche il gangster movie in versione hongkonghese The Mobfathers, che vede tra i protagonisti le principali star di Hong Kong, come Chapman To, Anthony Wong e Dragon Li.

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Ma ha anche scommesso su opere prime, tra le quali A Break Alone, prima regia dell’attore storico di Kim Ki-duk, Cho Jae-Hyun, o anche Young Love Lost del giovane regista cinese Xiang Guoquiang. Tanti gli eventi speciali proposti quest’anno: la presenza del leggendario Sammo Hung che nella serata conclusiva del 30 aprile ha presentato l’action thriller The Bodyguard, ed ha ritirato il Gelso d’Oro alla carriera; ed anche il ritorno di Johnnie To che ha festeggiato i 20 anni della sua casa di produzione Milkyway.sammo.hung

Al di fuori dei film in concorso, da segnalare come novità le due retrospettive proposte, ossia quella sull’illustre fantascienza giapponese e i quattro film di Bruce Lee restaurati in 4 k, tra i quali i due titoli gloriosi The Way of the Dragon (1972) e The Game of Death (1978).

Il Gelso d’Oro quest’anno è andato al film A Melody to Remember, del sud coreano Lee Han, seguito con pochissimo scarto dal film del connazionale Lee Ho-jae, Sori: Voice From the Heart, mentre la medaglia di bronzo è andata alla tragicommedia giapponese Mohican Comes Home, di Okita Shuichi. Sempre a Mohican Comes Home è andato il Black Dragon Audience Award, mentre il MyMovies Audience Award è andato a Bakuman, di One Hitoshi, anche lui giapponese.

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Ed è il due volte premiato Mohican Comes Home, l’unico film tra i vincitori che ho potuto vedere (avendo partecipato al festival unicamente nelle giornate dal 26 al 29 aprile). Interpretato dalla giovane star giapponese Matsuda Ryuhei, e diretto da un regista molto amato dal festival, il film racconta con toni ironici e farseschi il ritorno di un cantante punk al suo paese di origine, dove, assieme alla fidanzata incinta, riallaccerà il legame con la sua famiglia, e resterà vicino al padre fino alla sua morte.

Oltre ai film premiati, nella carrellata di innumerevoli titoli passati al festival, spiccano quelli dell’horror psicologico Creepy, di Kiyoshi Kurosawa, già proiettato all’ultima Berlinale; ma anche il lavoro onirico e dal realismo magico di Xiang Guoquiang per Young Love Lost o i racconti di ordinaria follia ed alienazione mostrati in Three Stories of Love, del giapponese Hashiguchi Ryosuke.

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Alternando tra film di culto per gli appassionati di arti marziali, come The Master di Xu Haofeng, che ci mostra la Cina del secolo scorso descrivendo un complesso intreccio politico e la battaglia ingaggiata dal maestro Chen per difendere il suo discepolo;  titoli che strizzano l’occhio ad un pubblico adolescenziale come l’horror-fantasy tailandese Senior, il Festival ha spaziato tra modernità e tradizione, offrendoci una gamma di titoli variegati e di valore.

 

 

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