2 gran figli di…, di Lawrence Sher

Difficile trovare due gemelli più diversi dei fratelli Reynolds, Peter e Kyle. Non solo fisicamente, il primo ha il ghigno triste di Ed Helms e il secondo indossa lo scintillante biondo di Owen Wilson, ma anche caratterialmente. All’insoddisfatto e insicuro proctologo di Ed Helms, chiuso in un solitario fallimento lungo tutta una vita, un divorzio, un rapporto inesistente con il figlio e una passione malata per Law and Order, si oppone l’ottimismo naif di Owen Wilson, con il suo motto “life is so crazy”, la sua faccia stampata sulle confezioni di una salsa barbecue, una fede incrollabile nelle forze dell’Universo e una fidanzata hawaiana da togliere il fiato. Non stupisce allora che i gemelli Reynolds proprio non si sopportino. Ma i disegni dell’Universo, come direbbe Kyle, sono imprevedibili e la notizia, lanciata come una bomba al matrimonio della madre, Glenn Close, che il loro padre non è affatto morto, apre le porte all’operazione “Who’s your father”, un viaggio on the road alla ricerca della figura paterna, sì, perché gli anni ’70, quelli della rivoluzione sessuale e dello Studio 54, hanno creato una certa confusione per quanto riguarda l’identità del padre di Peter e Kyle.

fathers figuresCi risiamo. Allo stesso modo di Parto con il folle o delle tre bordate sferrate dalla saga di Una notte da leoni, questo 2 gran figli di… se la vede con il peso della figura paterna mancante o mancata in un’America allo sbando che ha perduto i propri padri, con la formula dell’on the road come parabola impazzita di un Sogno accartocciato su se stesso, il tutto, ovviamente, contrappuntato dal gusto per la scorrettezza, l’annuncio di un incesto nel bel mezzo di una veglia funebre o la minzione di Owen Wilson addosso ad un bambino come monito per indirizzare il proprio getto verso il vespasiano, senza contare poi le descrizioni ad opera di Terry Bradshaw e Ving Rhames delle prodezze sessuali di mamma Glenn Close.

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Ma per quanto Lawrence Sher, direttore della fotografia dei tre capitoli di Una notte da leoni, Parto con il folle e Trafficanti, qui alle prese con la sua prima esperienza da regista, cerchi di guadagnarsi il titolo di figlioccio di Todd Phillips, 2 gran figli di… ha assai ben poco del cinismo destabilizzante, della fisicità portata alle estreme conseguenze e della follia come antidoto contro il presente del cinema dinamitardo di Phillips. Non si tratta solo di una certa goffaggine nel maneggiare il materiale comico-demenziale del film, gli interventi provvidenziali di J.K. Simmons, Christopher Walken e, soprattutto, di Katt Williams non bastano a salvarci dalla noia, o dell’imperdonabile freno imposto alla coppia di “bastardi” in cerca di un padre formata da Ed Helms e Owen Wilson, ai quali non viene mai permesso di perdere davvero il controllo e di liberare la loro carica distruttiva. Se anche Lawrence Sher professa di aver studiato a fondo la lezione del suo mentore, a conti fatti dimostra, invece, di averne frainteso profondamente lo spirito e il cuore. E della follia liberatoria di Phillips, capace di curvare il mondo e farsi beffa delle sue norme, del suo impatto cinico e violento che arriva dritto alla gola, resta solo l’immagine di una formula calcolata che pacifica anziché sovvertire.

Titolo originale: Father Figures

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Regia: Lawrence Sher
Interpreti: Ed Helms, Owen Wilson, Glenn Close, Christopher Walken, J.K. Simmons, Katt Williams, Terry Bradshaw, Ving Rhames, Henry Shearer
Distribuzione: Warner Bros.
Durata: 113’
Origine: USA, 2017

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