"20 anni di meno", di David Moreau

20 anni di menoNo, non è Il diavolo veste Prada. Nonostante i coloratissimi titoli di testa tutti giocati sul mondo delle riviste di moda. Nonostante una direttrice che sembra la versione più sguaiata di Anna Wintour. Nonostante l'ambientazione in una redazione dove modelle e stagiste sui generis la fanno da padrone. Vent'anni di meno, prima prova da regista in solitaria di David Moreau dopo due horror, conserva però del film di Frankel una qualità fondamentale: il brio. “Vent'anni di differenza”, recita letteralmente il titolo originale e proprio su questa differenza di età si gioca il presupposto del film, una romcom a tutti gli effetti. Alice, rigida capo-redattrice di “Rebelle”, sfiora la soglia dei quaranta, madre di una bambina alquanto singolare nel suo sense of humor, ma soprattutto single incallita per la totale disperazione della sorella Babette. Balthazar è uno scapestrato studente di architettura ventenne, che passa il suo tempo a bighellonare con gli amici e tentare di dimenticare le brutte figure del padre, conduttore un po' mandrillo di un programma sui motori. Da un incontro casuale nascerà una storia d'amore un po' per gioco, un po' sul serio.

Moreau parte, perciò, da uno schema tradizionale della commedia romantica, il boy meets girl, e dai più classici topoi del genere, come la differenza di età tra i due protagonisti, e riempie il film di stereotipi sul mondo della moda e non solo, ma sin dall'inizio la regia di Moreau gioca con lo spettatore, in grado di riconoscere questi elementi, per poi stravolgerli, ribaltarli, usarli a suo favore nel creare situazioni fortemente comiche. Una comicità che spesso scaturisce dalle argute battute dei personaggi, ma ancora di più deriva dalla loro fisicità, da corpi fuori posto come quello dinoccolato e impacciato di Balthazar su un set fotografico o quello di Alice, statuaria come una modella, stretto in un vestito che poco lascia all'immaginazione. È sui corpi e sui loro vestiti che si gioca questa storia d'amore, sulla loro trasformazione nel corso del film sempre colta dalla macchina da presa in parallelo all'evoluzione dei personaggi, indizi che un qualcosa è cambiato nelle loro vite. Moreau riesce così a narrare una storia originale e tradizionale al tempo stesso, alternando la delicatezza dedicata ai momenti più romantici (su tutti l'appuntamento a sorpresa con istruzioni sull'iPod) alla vivacità delle scene più prettamente comiche, alle quali contribuiscono anche tutta una galleria di personaggi secondari degni di nota, ma soprattutto la grande alchimia tra Pierre Niney e Virginie Efira. Il brio, dicevamo prima. Ed è proprio questo che rimane più impresso alla fine del film, una sensazione di soddisfazione e di allegria che dimostrano che la commedia romantica è ancora viva e ha ancora molto da dare.

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Titolo originale: Vingt ans d’écart

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Regia: David Moreau
Interpreti: Virginie Efira, Pierre Niney, Charles Berling, Gilles Cohen, Camille Japy
Origine: Francia, 2013
Distribuzione: Good Films
Durata: 92’