2000 metri ad Andriivka, di Mstylslav Chernov
La sfida del documentario è quella di tornare alla tridimensionalità del fatto, utile alla comprensione delle immagini. Il risultato è decisamente positivo. Da oggi al cinema
Al centro del racconto del documentario ucraino c’è un plotone incaricato di raggiungere e conquistare un piccolo villaggio, Andriivka, che consentirebbe al loro esercito un controllo strategico sul passaggio dei rifornimenti del nemico. In 2000 metri ad Andriivka seguiamo quindi l’avvicendarsi della messa in atto delle complicate strategie offensive e difensive, il calore dell’umanità nel contesto bellico e la progressione del conflitto che si esplica sui corpi sei soldati feriti. La distanza che il divide il plotone dall’obiettivo sembra quasi illusoria; quei duemila metri dovranno però essere percorsi in due mesi. É questo, quindi, lo sfaldamento definitivo tra tempo e vita che il documentario racconta con grande merito grazie soprattutto alle soluzioni pratiche e linguistiche adoperate per raccontare il fronte di guerra.
Il fatto che 2000 metri ad Andriivka sia prodotto anche da Associated Press (una delle maggiori agenzie di stampa statunitensi) è esplicativo delle intenzioni che stanno alla base di questo progetto. Nel raccontare il fronte ucraino, infatti, tutta la narrazione verte verso la ricerca costante del “fatto” in tutta la sua profondità, nel restituire al lettore un qui e ora leggibile che vuole mettersi al pari di un reportage giornalistico. E questa impostazione di intenti si sposa benissimo con la modalità espressiva adottata nel racconto – per dirla meglio: il cosa è espresso benissimo dal come.
La maggior parte delle immagini che vediamo lungo il corso della visione (certamente le più dure, e in qualche triste maniera, anche le più vere) sono infatti provenienti dalle videocamere montate sugli elmetti dei soldati stessi, che quindi vediamo muoversi ed agire, comunicare, ferirsi, avanzare o ritirarsi. Le voci dei protagonisti si avvicinano allo spettatore fino quasi al contatto diretto; che in qualche misura è fortemente esplicativo del modo in cui – anche mediaticamente – in Europa viene raccontata l’invasione russa in Ucraina. Questa scelta infatti descrive benissimo la continua distanza-lontananza tra la percezione e l’annullamento di un conflitto; tra la continua presenza e la scomparsa imminente di una così enorme brutalità.
A destare ulteriore interesse per la cifra stilistica di 2000 metri ad Andriivka è anche l’uso del dispositivo più presente nel dibattito bellico del contemporaneo, vale a dire il drone. Se infatti questo viene immediatamente associato a una funzione di morte (specialmente in Ucraina, dove i droni fanno parte di una tattica distruttiva russa ben precisa), qui viene riscoperto un uso inoffensivo; che anzi ritorna a farci riflettere sul senso delle immagini e sul nostro rapporto con esse, suscitando domande che dobbiamo ancora porci, riguardo la verità e la loro provenienza.
Titolo originale: 2000 Meters to Andriivka
Regia: Mstyslav Chernov
Distribuzione: Wanted Cinema
Durata: 108′
Origine: Ucraina, 2025



























