"21", di Robert Luketic

È vestito ancora con i colori del sogno il cinema di Robert Luketic, giovane regista australiano capace di sfondare ripetutamente il box-office americano (e non) con opere quali La rivincita delle bionde e Quel mostro di suocera, che prova a muoversi abilmente nelle folli notti di Las Vegas con lo stesso acume di come aveva sconquassato le standardizzate atmosfere di Harvard nel suo film d’esordio. Eccolo qui 21, ennesimo colpaccio di Luketic al box-office, autore ormai “condannato” al ruolo di macchina da soldi e speriamo non per questo stritolato dai rigidi meccanismi hollywoodiani: certo, rispetto alle sue opere precedenti e pur mantenendo ben saldi alcuni punti cardine del proprio cinema, l’autore australiano sembra qui più distante dalla carne, dalla fisicità della pellicola che tanto aveva incantato nelle sue uscite precedenti. Come se stavolta il gioco alla base del suo fare cinema, quell’inganno spesso non celato ma dolcissimamente sottratto (alla moda di tanto cinema classico hollywoodiano, tanto per intenderci…), si fosse imbarazzato di fronte alla macchina da presa, una macchina da presa forse mai così agguerrita ed assatanata. E ciò avviene, paradossalmente, in una pellicola così pienamente alla Luketic, dove a farla da padrone è la quintessenza del cinema del regista di La rivincita delle bionde, ovvero con l’ennesima storia di un personaggio che si mette in gioco, mette in gioco la propria vita e tutto quel che ha per raggiungere un sogno, quello del college in questo caso, un sogno che vale 300.000 dollari. A guardarle bene le parabole compiute dai personaggi di Luketic sono iscrivibili più o meno tutte nella riflessione sull’American Dream statunitense, su sogni impossibili che dal nulla si trasformano in realtà, favole spesso disincantate e folli, con un unico grande comune denominatore, l’aspetto farsesco, ludico della questione. Ma Ben Campbell, il protagonista del film (interpretato da uno dei talenti emergenti di Hollywood, quel Jim Sturgess già visto in Across the Universe), a differenza degli altri protagonisti delle storie di Luketic, si mette letteralmente in gioco, tra le carte e le fiches di una Las Vegas come sempre luciferina. E forse 21 dà il meglio di sé proprio quando è immerso nel tavolo verde ad inseguire l’utopia del giocare d’azzardo attraverso l’ossimoro del “barando lealmente”, nel regno del blackjack dove tutto è permesso basta che non sfora i ventuno punti. Manca un po’, invece, nelle figure di contorno, forse troppo abbozzate, soprattutto in quella del Prof. Micky Rosa, genio delle statistiche e professore un po’ folle, interpretato da un Kevin Spacey (anche produttore) che gigioneggia un po’ troppo e sembra davvero farsi il verso ad ogni momento. Tanto che quel colpo di scena finale fa quasi pensare ad un sequel delle gesta di Keyser Soze e la sua banda di sospetti…

 

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Titolo originale: id.

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Regia: Robert Luketic

Interpreti: Kevin Spacey, Kate Bosworth, Laurence Fishburne, Jim Sturgess

Distribuzione: Sony Pictures Releasing Italia

Durata: 123’

Origine: Usa, 2008