"27 volte in bianco", di Anne Fletcher

Jane ha la passione per i matrimoni. Non perde occasione per fare la damigella d’onore e conserva gelosamente tutti gli strampalati abiti che usualmente si indossano alle cerimonie. Il suo sogno è arrivare a sposare George, il capoufficio. Quando dall’Europa torna la sorella minore, bomba sexy un po’ superficiale, e le sfila da sotto il naso l’agognata preda, lei tira fuori le unghie. Alla fine a rimanere intrappolato non è però il tanto sospirato boss, ma Kevin, un giornalista specializzato in reportage da matrimoni fastosi.
27 volte in bianco si prodiga in luoghi comuni e ammiccamenti, ma non si scrolla di dosso una glassa gessata e stucchevole di carineria a basso costo, quella dei rotocalchi rosa più reazionari. Jane – una Katherine Heigl spaesata, assolutamente fuori luogo rispetto al persin più dignitoso Molto incinta – fa tanto la donna moderna, ma in realtà è dannatamente all’antica. Kevin – un James Marsden brioso, ma privo di qualsiasi alchimia con la compagna di schermo – finge cinismo e distacco, ma in realtà il suo è il cuore di un uomo ferito in cerca di comprensione. La morale servita è che il matrimonio è una cosa meravigliosa, basta crederci davvero, e che tutti dovrebbero sognarne uno in grande stile – a prescindere dal resto. Suona un po’ come una accorata difesa del creazionismo di fronte all’evidenza dell’evoluzionismo. Essendo per di più una favola, Anne Fletcher, coreografa e ballerina passata alla regia col melenso Step Up, non si risparmia neanche l’happy ending sulla spiaggia.

Titolo originale: 27 Dresses
Regia: Anne Fletcher
Interpreti: Katherine Heigl, James Marsden, Edward Burns, Malin Akerman
Distribuzione: 20th Century Fox
Durata: 107’
Origine: USA, 2008