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28 anni dopo: il tempio delle ossa, di Nia DaCosta

In questo nuovo capitolo della serie iniziata con 28 giorni dopo, si afferma in tutta evidenza la paternità di Alex Garland. È la sua scrittura a garantire la coerenza, a delineare i temi e i motivi

Che la reale paternità della vicenda cominciata nel 2002 con 28 giorni dopo fosse di Alex Garland più che di Danny Boyle era già abbastanza chiaro. Ma ora che siamo giunti al quarto film della serie (considerando anche il 28 settimane dopo di Juan Carlos Fresnadillo), il secondo del nuovo corso inaugurato solo pochi mesi fa con 28 anni dopo, tutto è più che evidente. Qui Danny Boyle rimane nelle retrovie, lasciando spazio alla regia di Nia DaCosta. Ma è la scrittura di Garland a garantire la coerenza e il senso dell’operazione. Ripercorrendo le tracce e i temi del suo cinema. A cominciare dalla domanda fondamentale: cosa resta di umano in un mondo dominato dal caos e dalla violenza? In fondo, quest’Inghilterra in quarantena, dilaniata dal virus della rabbia, è il teatro di un’altra civil war che ha riazzerato la Storia senza ancora aver indicato una strada diversa. Ma c’è anche altro di Garland. Quel senso di sospensione in cui il tempo e lo spazio sembrano diventare coordinate psicologiche della percezione. Nonostante la presenza “viva” di una natura che pare quasi respirare, come in Men. E che in modo sottile suggerisce un’altra presenza, forse immaginata dal nostro umano desiderio di trovare una spiegazione all’orrore, al male, al dolore nel disegno incommensurabile di una volontà superiore.

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Sì, 28 anni dopo: il tempio delle ossa è un film abitato da uno strano, ma intimo senso del sacro. Che non riguarda certo le psicopatie sataniste di sir Jimmy Cristal e dei suoi adepti adolescenti con la parrucca bionda pronti a ogni efferatezza. Alla fine, quell’oscurità verrà ridimensionata per essere riportata ancora una volta sul piano psicologico, come la reazione abnorme di un ragazzino incapace di superare il trauma del peccato originale paterno. Certo, è proprio da lì che riparte la vicenda, da quella banda dei Jimmy introdotta nel finale del film precedente. Ma al di là di questi assassini invasati, degli infetti e degli Alfa, al di là del giovane Spike, costretto a inventarsi un modo per sopravvivere, è Ian Nelson il vero protagonista, l’unico sacerdote del tempio delle ossa. La sceneggiatura di Garland approfondisce la figura del dottore interpretato da Ralph Fiennes. E ne fa una specie di “santo folle” che ha familiarità con il demonio, al punto da poter apparire come una sua ultima incarnazione. Ma è solo un aspetto della sua natura di sciamano che si muove sulla soglia, tra il mondo dei vivi e il mondo dei morti, che coltiva i suoi poteri da taumaturgo e pratica l’estasi rituale attraverso la strada delle sostanze psicotrope. E che, soprattutto, conserva la scintilla viva della sua umanità nella consapevolezza del memento mori e del memento amoris: è lì che esiste ancora la possibilità di una guarigione.

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Ecco l’aspetto più interessante di 28 anni dopo: il tempio delle ossa. Ciò che lo rende un film “pieno”, a dispetto dalla sua funzione di passaggio verso l’epilogo preannunciato di un nuovo capitolo. Come se fosse di per sé la tappa di un processo di guarigione, verso una visione più aperta e viva, meno lugubre. Perché seppure la regia di Nia DaCosta sia essenzialmente di servizio, riesce a rivitalizzare le estenuazioni liriche e retoriche di Danny Boyle. Nonostante la truculenza, fa emergere una vena ironica finora sconosciuta, una specie di leggerezza fricchettona impastata alle vibrazioni di un’energia rock, che passa attraverso le passioni musicali superstiti del dottor Nelson e che culmina nell’ultimo macabro spettacolo sulle note degli Iron Maden. Come una lunga scarica elettrica che che culmina con l’annuncio di un gran ritorno, in vista del capitolo conclusivo. Vedremo quel che sarà.

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Titolo originale: 28 Years Later: the Bone Temple
Regia: Nia DaCosta
Interpreti: Ralph Fiennes, Jack O’Connell, Alfie Williams, Erin Kellyman, Chi Lewis-Parry, Emma Laird, Robert Rhodes, Maura Bird, Sam Locke, Ghazi Al Ruffai, Connor Newall, David Stern, Elliot Benn, Louis Ashbourne Serkis, Natalie Cousteau
Distribuzione: Eagle Pictures
Durata: 109′
Origine: UK/USA 2026

 

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.5
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Il voto dei lettori
3.14 (7 voti)

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