3/12/2004 – "Storie di cinema": chiusa la tredicesima edizione

Si è conclusa al cinema Stella presso il Dopolavoro Ferroviario di Grosseto, la tredicesima edizione di Storie di cinema. Il festival dedicato alla sceneggiatura, organizzato dall'associazione Nickelodeon, si è congedato dal suo pubblico con la consegna dei premi che ha visto coinvolto l'attore livornese di "Zelig" Paolo Migone. 


Miglior film per la giuria di esperti è risultato "Saimir" di Francesco Munzi, menzione speciale alla Mostra del Cinema di Venezia come miglior opera prima, che ha ricevuto il premio, ritirato dal direttore della fotografia Vladan Radovic, "per il coraggio di affrontare un racconto di grande rigore morale e per la capacità di esplorare un mondo marginale ma così vicino a noi, aggirando le trappole di facili giustificazioni sociologiche senza però sottrarsi alla responsabilità di trovare una conclusione etica".

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La giuria composta dallo sceneggiatore Francesco Bruni, dalla produttrice Bernadette Carranza, il montatore Claudio Di Mauro, il regista Paolo Genovese e l'attore Emanuele Barresi, ha anche premiato il miglior corto. E' "Zinanà" di Pippo Mezzapesa, vincitore anche del David di Donatello, premiato "perché riesce a raccontare il riscatto di un timido suonatore di piatti che riesce a trovare l'amore, calando la storia nel contesto della nostra tradizione cinematografica senza scadere nel bozzettismo". 


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Il film vincitore del premio "Mi piace la storia!" assegnato dal pubblico, racconta anch'esso un "mondo marginale": si tratta di "Fame chimica" opera prima di Paolo Vari e Antonio Bocola che esplora le periferie e le varie umanità di una grande città attraverso la storia di un'amicizia. A ritirare la targa era presente l'attore Mimmo Allamprese. 


Gli studenti invece hanno preferito, tra la rosa dei lungometraggi presentati, "La spettatrice" di Paolo Franchi, prima prova dietro la macchina da presa dell'assistente di Francesco Maselli. Il film è stato scelto "per il coinvolgimento emotivo che è in grado di suscitare, per la sensibilità mostrata nel raccontare una particolare figura di donna e per la forza delle immagini".

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