3 From Hell, di Rob Zombie

2005. Al termine di La casa del diavolo avevamo lasciato i tre reietti (Capitano Spaulding, Baby e Otis) crivellati dai proiettili della polizia sulle note dei Lynyrd Skynyrd. Morti, abbiamo pensato noi fiduciosi spettatori per 14 anni. Per 14 anni abbiamo pensato che avessero raggiunto l’inevitabile climax tragico della loro vita, una vita che non poteva non finire nel sangue.

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Invece no. Idea sbagliata. Nei primi minuti di 3 From Hell scopriamo che, chissà come, i tre psicopatici sono sopravvissuti a quella grandinata di pallottole, hanno affrontato un processo, sono stati condannati e , come tutti i grandi serial killer che si rispettino, sono diventati delle icone mediatiche acclamate da frotte di fan deliranti.

Spaulding è subito fuori dai giochi: iniezione letale e tanti saluti (ci torneremo su questa cosa). Baby, sempre più folle e carismatica, viene condannata all’ergastolo. Otis ai lavori forzati. Restano chiusi in gabbia per anni, fino all’arrivo del loro fratellastro Foxy (interpretato da Richard Brake, già visto in 31) che riesce a liberarli lasciandosi dietro una scia di morti cruente.

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Foxy è il nuovo personaggio di questo film, che va sostituire Capitan Spaulding nella trinità assassina inventata da Rob Zombie. Una sostituzione tristemente necessaria, a causa delle precarie condizioni di salute di Sid Haig, e alla sua morte avvenuta lo scorso settembre.

La sua presenza è per inciso l’unica vera novità di un film che ripropone pedissequamente quanto già visto nel capitolo precedente. Una grande fuga a base di omicidi cruenti (e questo è un punto a favore perché forse è il film più sanguinoso del regista) e violenza gratuita, crudele ironia e volgarità a fiumi.
Non ci dispiace affatto, ma non basta. Malgrado infatti non manchino i marchi di fabbrica di Rob Zombie, dalla violenza alla capacità di piazzare le canzoni giuste al momento giusto, e malgrado la Baby di Sheri Moon resti uno dei personaggi più affascinati del panorama horror, non si può non considerare che 3 From Hell è un film nel quale latitano le idee. Ci si diverte, ma ci si chiede anche se fosse proprio necessario.

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No, non lo era. I reietti del diavolo meritavano di restare morti, come tutte le grandi star, come Elvis, Marlyn o Jim Morrison. Resuscitarli, soprattutto in un’epoca in cui l’horror è ormai lontano dallo slasher, e anzi vive di cose più simili a Le streghe di Salem dello stesso Zombie, si sarebbe potuto fare solo a patto di creare qualcosa di veramente innovativo. Qui invece abbiamo un film inevitabilmente datato anche dal punto di vista stilistico-formale, un esercizio di stile godibile ma fuori tempo, la cui distribuzione, limitata a tre giorni negli Stati Uniti, è il sintomo della sua forse consapevole difficoltà di attrarre un pubblico che non sia quello degli appassionati.
Da Rob Zombie si può e si deve pretendere di meglio. Sarà per la prossima volta, si spera.

 

Titolo originale: id.
Regia: Rob Zombie

Interpreti: Sheri Moon Zombie, Sid Haig, Bill Moseley, Richard Brake
Durata: 115′
Origine: USA, 2019

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
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