34°Bergamo Film Meeting – Vivre Ensemble, Enclave e Lost in Munich

Proseguono le proiezioni e gli incontri al Bergamo Film Meeting. Con Vivre Ensamble, visto in occasione della retrospettiva a lei dedicata, Anna Karina si mette alla prova come regista, per un film che segue le vicende di una coppia autodistruttiva, con un affaccio all’America hippie dei primi anni ’70.

Presentato nella sezione Mostra Concorso è Enclave, selezionato a rappresentare la Serbia per gli Oscar 2016, diretto da Goran Radovanovic. Il film è ambientato nel 2004, cinque anni dopo la fine della guerra, ma la tensione è ancora altissima, come dimostrano le vicende di Nenad, intrappolato insieme all’anziano nonno e al padre nella fattoria di famiglia, circondato dalla comunità musulmana che si mantiene sul piede di guerra, tanto da costringere il bambino a percorrere il tragitto fino alla scuola all’interno di un carro armato. La pace dunque è una pace armata, e basta la minima scintilla per scatenare la violenza. Con Enclave Radovanovic ci permette di comprendere (anche solo parzialmente) la complessità delle esistenze in un territorio dilaniato dalla guerra, suddiviso e spartito da comunità che continuano a covare l’odio, all’interno del quale i muri non sono visibili ma rimangono invalicabili. In tal modo solo l’universo infantile, privo di colpe, può aprire un varco verso il futuro senza mantenersi attaccato alla reazione a catena di colpe e vendette.

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Per la sezione Europe, Now! è stato proiettato in seconda serata il film del ceco Petr Zelenka, Lost in Munich. Regista molto amato dal festival, che con la sezione a lui dedicata è al terzo anno di presenza a Bergamo, con Lost in Munich Zelenka ci mostra una commedia surreale, che cambia forma più volte nell’arco della visione. Tramite un gioco di mise en abyme che assume anche le molteplici forme del documento storico e del mockumentary, Zelenka ci propone una commedia che parte da una situazione assurda per proseguire verso altre situazioni ugualmente assurde, seguendo una serie di cambiamenti imprevisti, fino a giungere ad una rivisitazione storica di un capitolo complesso per la Cecoslovacchia, ossia il Patto di Monaco. Il regista fa i conti con un momento complesso e tutt’ora dibattuto tra gli storici del paese, utilizzando l’ escamotage piuttosto delirante di un pappagallo di ottant’anni appartenuto al leader del governo francese del 1938, Edouard Daladier, che riporta le frasi del suo vecchio proprietario scatenando le ire dei cechi. Come il regista stesso ha detto prima della proiezione, agli spettatori non suoi conterranei possono sfuggire una buona parte dei rimandi storici, ma è interessante assistere al tentativo di scardinamento di un immaginario collettivo che ha contribuito a formare il carattere nazionale, e vederlo fare tramite un’opera piuttosto sconnessa ma anche insolitamente e piacevolmente folle e paradossale.