BFM39 – Europe, Now! Incontro con João Nicolau

Durante uno degli incontri online dell’edizione in corso, il regista portoghese ospite del Bergamo Film Meeting ha parlato dell’esordio da autodidatta e della vitalità del cinema lusitano

Il secondo incontro del Bergamo Film Meeting all’interno della sezione Europe, Now! dedicata al cinema europeo contemporaneo ha visto protagonista il regista portoghese João Nicolau, il cui cinema è stato definito da Caterina Rossi, che ha moderato il Q&A insieme ad Andrea Inzarrillo, un ritratto del quotidiano pronto a trasformarsi in una sorta di realismo magico in grado di sorprendere lo spettatore. L’incontro si è concentrato principalmente sui due lungometraggi più conosciuti del cineasta, John From, presentato nel 2010 nella sezione Orizzonti del Festival di Venezia, e il suo ultimo lavoro, Technoboss, passato al Festival di Locarno. Una produzione filmica raccolta ma estremamente interessante, in cui ogni volta Nicolau sembra mette in gioco se stesso, reinventando il cinema da zero, mosso da una passione e un grande entusiasmo, che il regista spiega così: “Forse deriva dal fatto che non ho studiato cinema, non ho studiato i grandi autori, ho studiato da autodidatta anche da un punto di vista tecnico. Però quando lavoro ai miei film sono guidato dal piacere di farli, sia quando scrivo che quando giro devo avere l’entusiasmo che mi trasporta, devo poter ridere, devo potermi emozionare ed è l’unico modo di lavorare che conosco”.

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Laureato in antropologia, Nicolau ha raccontato di non aver mai sognato di fare il regista ed essere arrivato al cinema per caso, grazie all’incontro con un altro grande autore portoghese come João César Monteiro, che ha mostrato ad un’intera generazione di cinefili e non, abituati ai film classici provenienti dall’estero, un modo del tutto nuovo di fare cinema. Dopo aver girato qualche breve documentario etnografico e antropologico, Nicolau ha lavorato al montaggio dell’ultimo film di Monteiro, segnando così il suo definitivo passaggio al mondo del cinema. Erede di una generazione di cineasti che ha avuto il merito di proporre un sistema di finanziamento statale delle opere artistiche che nulla ha a che fare col mercato e l’industria, Nicolau ha spiegato che questa libertà espressiva concessa agli autori portoghesi è in un certo senso un privilegio ma anche un obbligo. In Portogallo infatti esiste una grande vitalità autoriale mossa dalla voglia di sperimentare ed esprimere la propria cifra stilistica. Una libertà senza la quale lo stesso Nicolau non avrebbe potuto fare i suoi film. La sperimentazione tecnica e di genere è infatti uno degli elementi caratteristici del cinema di Nicolau, che ha raggiunto l’apice con Technoboss, una sorta di musical contemporaneo, che il regista ha definito “un tentativo per vedere come noi oggi ci rapportiamo a un film di genere come il musical, perché non siamo lo stesso pubblico che aveva Minnelli negli anni ’50. Volevo vedere come poteva reagire il pubblico davanti a un film dove ci sono persone che cantano e l’azione non si ferma, continua”.
Di certo la musica è un elemento intrinseco e fondamentale della filmografia del regista, che in più di un’occasione ha composto in prima persona alcuni brani per i suoi stessi film. “Il mio rapporto con la musica è così stretto che quando ho iniziato a fare cinema ho trovato assolutamente naturale mettere la musica al centro dei miei film. Ho cercato di esplorare l’ambito musicale, anche se in realtà dobbiamo renderci conto che la musica è effettivamente un elemento vitale nella vita di ognuno di noi, siamo costantemente circondati dalla musica. Ma nel momento in cui si fa musica dentro a un film, prende un significato speciale. Per esempio, se qualcuno parla o guida o beve nessuno si chiede perché lo faccia, se qualcuno si mette a cantare, assume un significato particolare e questo mi incuriosisce molto. Io cerco sempre nuovi modi per sperimentarmi dentro al cinema anche dal punto di vista musicale”.

Un’altra peculiarità che è emersa durante l’incontro è il continuo dialogo con lo spettatore, che si realizza in situazioni narrative estremamente artificiali, inserite però in contesti e ambienti reali come i centri commerciali o le colonie di bambini. Il contesto di realtà serve proprio al cineasta come base per creare la contraddizione, un rischio e al contempo una sfida da porre allo spettatore. L’incontro si è concluso parlando del rapporto del regista con il Portogallo e il suo modo di rappresentarlo all’interno dei film. L’interesse e le posizioni politiche e sociali nei suoi film vengono espresse attraverso i personaggi e i loro comportamenti, piuttosto che facendo riferimento a questioni di attualità o attraverso eventi o affermazioni. Come ad esempio il protagonista di Technoboss, un uomo assolutamente normale che si gode la vita, atteggiamento questo che lo rende unico, e un modo cinematografico per trasmettere una certa idea della realtà, del tutto personale, senza bisogno di mostrare il mondo esterno, che il più delle volte è molto più complesso di quello che si riesce a trasmettere attraverso un film.

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