4/11/2002 – I documentari di Gianfranco Mingozzi a Palermo

Si svolgerà a Palermo dal 5 al 7 novembre 2002 un corposo omaggio ai
documentari del regista  Gianfranco Mingozzi. 13 titoli cui si aggiunge il
primo film a soggetto diretto dal regista bolognese. La Filmoteca
Regionale Siciliana vuole stimolare, attraverso le proprie iniziative, la
riflessione sul cinema documentario  e  questa è l'occasione per recuperare il lavoro di Mingozzi nel documentario, che ha tracciato nuovi
percorsi e segnato momenti peculiari del documentario in Italia, anche
attraverso l'apporto di intellettuali e scrittori quali Leonardo Sciascia,
Cesare Zavattini, Ernesto De Martino, Ignazio Buttitta. Mingozzi è stato
anche un grande didatta del cinema documentario (infatti ha insegnato per
anni all'ex Centro Sperimentale di Cinematografia) e un osservatore
attento del Mezzogiorno d'Italia (''Col cuore fermo. Sicilia'', ''Li mali
mistieri'', ''La taranta''). Infine, l'importanza del fare cinema proposto
da Mingozzi e' anche nella sua capacita' di riflettere sul mestiere del
documentarista e sul linguaggio cinematografico.


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IL NUOVO NUMERO DI SENTIERISELVAGGI21st!
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Gianfranco Mingozzi inaugurerà la retrospettiva a lui dedicata, martedì 5
novembre alle ore 20,30 al Cinema Lubitsch e terrà un seminario sul cinema
documentario mercoledì 6 novembre alle ore 17,30 sempre al Cinema
Lubitsch. Numerosi dei titoli proiettati saranno in copia restaurata.


Per informazioni:
Filmoteca Regionale Siciliana c/o  CRICD
Piazza Virgilio, 32 – 90141 Palermo – tel. +39.091.6967926 – fax
+39.091.6967907, +39.091.585608
cinema@regione.sicilia.it


 

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LE BORSE DI STUDIO PER CRITICA, SCENEGGIATURA, FILMMAKING DELLA SCUOLA SENTIERI SELVAGGI

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Programma completo della manifestazione

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APERTE LE ISCRIZIONI PER UNICINEMA E SCUOLA DI CINEMA

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MARTEDÌ 5 NOVEMBRE 2002


CINEMA LUBITSCH
Ore 18,00:
Note su una minoranza (1964 – 60')
Prodotto dal National Film Board of Canada, il documentario racconta
storie di italiani emigrati  in Canada: ne segue il filo storico personale
ricostruendo le loro vite da emigranti con una particolare asciuttezza,
tanto poco consueta all'epoca.


Pantere nere (1970 – 30')
"Who are we? Black panters. What will we do?Free our people. " E' l'inizio
di una canzone che militanti delle Black Panters intonavano a una
manifestazione a New Haven, dove Bobby Seale doveva essere processato.
Mingozzi (e Nicola Caracciolo, consulente per i testi) si inoltrano in uno
dei più duri e scomodi argomenti dell'epoca, l'America repressiva di
Richard Nixon.


Il sole che muore (1964 – 10')
Documentario sui Nativi Americani (ma allora si chiamavano ancora
Indiani)della Riserva di Caughnawaga, a poche miglia da Montreal: il
triste dissolversi, lento e inesorabile, di una civiltà ormai confinata
nelle Riserve. La commissione ministeriale che attribuiva i premi di
qualità ai cortometraggi, bocciò il film di Mingozzi.


ore 20,30:
Presentazione della Rassegna, alla presenza di Gianfranco Mingozzi


Ore 21,00:
Con il cuore fermo, Sicilia (1965 – 30')
E' l'opera più nota di Mingozzi, quella che gli ha portato notorietà
internazionale (il film vinse il Festival di Venezia del 1965 e l'anno
successivo venne candidato al premio Oscar) ma anche una delle opere più
travagliate di quegli anni, per difficoltà di gestazione e produzione:
inizialmente prodotto da De Laurentiis, dopo varie vicissitudini venne
portato a termine dagli stessi autori. Il testo è di Leonardo Sciascia, la
consulenza di Cesare Zavattini – vero mentore di Mingozzi – le musiche di
Egisto Macchi.  Nato nel 1962 come un documentario su Danilo Dolci, "La
violenza" (questo il titolo originario) si sviluppò – necessariamente –
come una delle prime esperienze di documentazione della mafia, ma fu poi
bloccato dalla rinuncia di De Laurentiis a portare a compimento il
progetto; infine, dopo anni di traversie anche legali, l'intervento di
Sciascia: scrisse un nuovo testo di commento e approvò la decisione di
Mingozzi di optare per il titolo definitivo: "Con il cuore fermo,
Sicilia".


Gli uomini e i tori (1959 – 10')
La festa di S. Fermino, che si tiene  a Pamplona nel mese di Luglio, è
ormai nota in tutto il mondo: tori infuriati vengono liberati per le
strade della città della Navarra e frotte di giovani desiderosi di
mostrare il proprio coraggio si fanno inseguire a rischio della vita. E'
una consuetudine atavica, che non poteva non incuriosire l'occhio da
antropologo del giovanissimo Mingozzi. Il documentario fu diretto in
collaborazione con Jose Font.


La taranta (1962 – 20')
Secondo documentario del regista, divenuto famoso come vero e proprio
saggio di Antropologia: non a caso ne fu consulente Ernesto De Martino,
che da tempo stava effettuando approfonditi studi sul fenomeno del
tarantismo in Puglia. Il documentario, di straordinario impatto visivo e
stupefacente scavo antropologico, completato da un commento di Salvatore
Quasimodo,  fu premiato al Festival dei Popoli del 1962 e selezionato al
premio Oscar 1963.


Trio (1967 – 102')
E' il primo lungometraggio a soggetto girato da Mingozzi nel 1967. Tre
storie che procedono parallele, la commessa Marisa, il piccolo sbandato
Enzo e la frustrata Anna, che fugge da una situazione familiare
soffocante. Evidente, nel film, la formazione di Mingozzi, che " pedina"i
suoi protagonisti con piglio documentario, tentando di cogliere il
carattere e i problemi  dei giovani dell'epoca.


MERCOLEDÌ 6 NOVEMBRE 2002


CINEMA LUBITSCH
Ore 17,00:
Con il cuore fermo, Sicilia (1965 – 30') (replica)


ore 17,30:
Conferenza-dibattito con Gianfranco Mingozzi sul linguaggio del
cinema documentario


Ore 20,30:
Li mali mistieri (1963 -10')
Ancora la Sicilia, ancora l'emarginazione sociale, questa volta quella
dell'infanzia. Commentato da un testo poetico di Ignazio Buttitta, il
cortometraggio fu presentato al Festival di Cannes 1963, dove – come
scrisse Lino Miccichè – non sfigurò, una volta tanto, accanto alle opere
straniere della medesima categoria".


Note su una minoranza (1964 – 60') (replica)


La terra dell'uomo  (1988 – 60')
La terra dell'uomo è uno di quei tipici casi di documentario nel (o "sul")
documentario, cui Mingozzi ha lavorato più volte. Realizzato per RAI 3 e
diviso – originariamente – in tre parti di un'ora ciascuna, il film doveva
ricostruire storie, vicissitudini e traversie del noto Con il cuore fermo,
Sicilia. Partendo da  lì, a distanza di quasi un quarto di secolo, il film
evolve autonomamente, diventando una sorta di "ritorno in Sicilia", alla
scoperta sia delle persone che allora collaborarono al film vincitore a
Venezia (Sciascia, Dolci, ma anche Zavattini) sia di nuove testimonianze
(Vincenzo Consolo, Letizia Battaglia). Riflessione sul mondo e sulla sua
rappresentazione e, al contempo, acuta riflessione sul mestiere di "
documentarista".


Il sole che muore (1964 -10') (replica)


GIOVEDÌ 7 NOVEMBRE 2002


CINEMA LUBITSCH
Ore 17,30:
Li mali mistieri (1963 – 10') (replica)


La terra dell'uomo  (1988 –  60') (replica)


Sulla terra del rimorso (1982 – 58')
Ancora un ritorno, questa volta in Puglia, a riscoprire, venti anni dopo,
cosa è rimasto dei trantati, cosa è rimasto delle inchieste di De Martino,
per scoprire che ormai i turisti hanno invaso tutto e che – come scrisse
Levi Strauss – "Ciò che per prima cosa ci mostrate, o viaggi, è la nostra
sozzura gettata sul volto dell'umanità". Straordinaria riflessione, tra
l'altro, sul trascorrere del tempo e sulla irreversibilità delle
trasformazioni sociali.


Mille e una vita (1978 – 60')
E' uno dei diversi documentari che Mingozzi ha dedicato al cinema.
Attraverso l'alternarsi di una lunga intervista a Massimo Girotti e di
ampie sequenze dedicate a vari attori più o meno sconosciuti,il regista
riesce a  restituire il vero e proprio clima di un mondo e di un'epoca. Un
lavoro che continuerà con la lunga intervista a Francesca Bertini.


Ore 21,00:
Michelangelo Antonioni, storia di un autore (1966 – 60')
Girato per conto del  National Film Board Canadese, il film è il primo che
Mingozzi dedicò al mondo del cinema, accostandosi a un autore che già
allora era di culto e che, in quell'epoca, stava girando il suo episodio
del film "I tre volti", dedicato al lancio come attrice della principessa
Soraya. Il film alterna interviste (ad Antonioni, Monica Vitti) con un
testo "critico" fuori campo di Tommaso Chiaretti.


L'ultima diva: Francesca Bertini  (1982 – 60')
Francesca Bertini fu una delle grandi dive dell'epoca del muto, diretta da
registi il cui percorso professionale fu accompagnato – per non dire
segnato – dal rapproto con l'attrice (come nel caso di Roberto Roberti, il
padre di Sergio Leone).  Costruito, come il  film su Antonioni, con
un'alternanza di interviste e di testo critico, curato, in questo caso
(come l'intervista alla Bertini) da Irene Bignardi. Il film fu definito da
Giovanni Grazzini "fra le massime testimonianze del nostro cinema e fra i
più accattivanti profili d'attrice".


La grande magia (1994 – 20')
Mingozzi ha dedicatoal mondo del cinema opere tra le più interessanti
trasmesse dal servizio televisivo pubblico (basti pensare alle sette
puntate del 1986 dedicate all'emigrazione dei cineasti italiani in America
fin dall'inizio del '900). La grande magia è uno dei più recenti lavori
che il regista ha dedicato al cinema.


Gianfranco Mingozzi: note biografiche.


Gianfranco Mingozzi è nato in provincia di Bologna nel 1932, si è laureato
in legge e poi è andato a Roma, dove ha frequentato il Centro Sperimentale
di Cinematografia. Dopo aver a lungo lavorato come assistente e poi aiuto
di diversi film diretti da Federico Fellini, iniziò a girare i suoi primi
documentari (Gli uomini e i tori, Festa a Pamplona); con La Taranta vinse
il Festival dei Popoli e con il successivo, travagliatissimo, Con il cuore
fermo, Sicilia,  fu premiato a Venezia e candidato al premio Oscar. Il suo
primo lungometraggio per il cinema, Trio,  è del 1967 e, da allora,
Mingozzi ha sempre alternato l'attività di documentarista  con quella di
regista (secondo le distinzioni che lui stesso fa del modo di produzione
delle due diverse forme espressive). Il suo film più recente, Tobia al
caffè, è del 2000. Del suo impegno di documentarista Giampiero Brunetta ha
scritto che."nasce da un lungo lavoro di prefazione e ricerca, da una
serie di incontri, di suggestioni letterarie, antropologiche, di
curiosità, di imperativi morali e ideologici, di inquietudini."