47 Metri – Great White, di Martin Wilson

Uno shark-movie cannibalizzato dai meccanismi del cinema di massa, rigido ed insicuro della sua anima minimale. Solo sul finale diventa il film che, forse, avrebbe voluto essere

La tagline inglese di Great White recita “Dagli stessi produttori di 47 Metri”, quasi a volerlo considerare una sorta di spin off dell’action subacqueo del 2017, ma si tratta di una forzatura, tra l’altro amplificata dal titolo italiano. Con il film prodotto da Alexandre Aja, Great White condivide solo il concept della narrazione, che stavolta vede cinque persone resistere agli attacchi di due squali bianchi su una zattera di salvataggio, ma è evidente quanto il film non abbia la forza di inserirsi nello stesso filone del suo predecessore.

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Eppure l’esordiente Martin Wilson parte bene, con un prologo violento e dal montaggio nervoso, girato come un horror di inizio ’00 e prosegue con una panoramica che introduce uno dei personaggi femminili come fa Cameron con Rose in Titanic. Ma si tratta di parentesi subitanee, che rientrano appena Wilson si rende conto che il concept del film non reggerà i novanta minuti. Appena può Great White si chiude quindi a riccio, in un racconto che procede per svolte obbligate, animato da personaggi monodimensionali ed in cui la diegesi prova a dilatare i tempi pur di non ricorrere troppo spesso agli squali, complice una CGI zoppicante. E così 47 Metri – Great White diventa un goffo survival dal piglio involontariamente esistenzialista, in cui lo spettatore segue un gruppo di persone bloccate su una zattera mentre litigano, si raccontanto e attendono un attacco che non arriva mai. Gli squali sono infatti spesso evocati solo da un’increspatura dell’acqua che risucchia il malcapitato, divenendo davvero protagonisti soltanto in una sequenza convenientemente girata di notte mentre, lentamente, Martin Wilson pare tirare i remi in barca, arrendendosi alle ristrettezze produttive che non gli consentono di sviluppare il film come vuole lui. Poi, però, accade qualcosa.

Great White

Sul finale 47 Metri – Great White diventa infatti una sorta di asciutto action minimale che prova a ricreare il piglio di certi blockbuster e trasformandosi nel film che, forse, sarebbe dovuto essere fin dall’inizio. Lo straniamento persiste ed i difetti tecnici vengono amplificati ma tutte le parti sono indubbiamente a fuoco, dalla regia, che si muove sicura nei momenti action subacquei a Aaron Jakubenko, perfettamente a suo agio come epigono di Jason Statham.

47 Metri – The Great White si sblocca troppo tardi, quando sceglie di non prendersi troppo sul serio e di non cedere ai suoi limiti, rivelando il suo potenziale di riuscito corto action che è stato dilatato, masticato, dalle logiche del cinema massificato a cui è stato costretto ad appartenere.

Titolo originale: Great White
Regia: Martin Cannon
Interpreti: Katrina Bowden, Aaron Jakubenko, Kimie Tsukakoshi, Tim Kano, Jason Wilder, Tatjana Marjanovic
Distribuzione: Adler Entertainment
Durata: 91′
Origine: Austrialia, 2021

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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