47 Ronin, di Carl Hirsh


Il corpo-volto di Keanu Reeves era il perfetto messaggero di una transazione tra Giappone e Hollywood, ma 47 Ronin compie il peccato imperdonabile di prendersi troppo sul serio e il risultato diventa presto un ibrido incerto: sembra di stare nella Terra di Mezzo di Peter Jackson con mostruose creature giganti, streghe, incantesimi e battaglie mirabolanti, ma siamo lontani dall'epica classica di Kurosawa. Qui il riferimento sembra essere, un po' confusamente, il wuxia cinese

Dopo il Tom Cruise de L'ultimo samurai se doveva esserci una star (da qualche anno un po' annebbiata a essere sinceri) a poter interpretare un altro cavaliere del Giappone antico made in USA non poteva che essere Keanu Reeves. Attore meticcio, cosí infatti viene più volte apostrofato nel film, per eccellenza, quello che piú di ogni altro ha saputo incarnare la pragmatica fotogenia del divismo hollywoodiano con l'esotismo di un corpo-volto perfettamente new age. Sono del resto passati ormai vent'anni da quando Bertolucci lo scelse per il suo Piccolo Buddha, anni nei quali Reeves ha fatto di tutto per imporsi come attore cibernetico e vagamente sciamanico (Johnny Mnemonic, la trilogia di Matrix, A scanner darkly di Linklater). Sulla carta era quindi il perfetto messaggero di una transazione tra Giappone e Hollywood. Come new samurai ci poteva stare, eccome, sebbene i botteghini natalizi americani abbiano dimostrato un colossale fallimento commerciale del progetto.

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Eccolo qui il guerriero Kai di Keanu Reeves, prima ripudiato dai suoi commilitoni e poi riconosciuto loro combattente infaticabile nellla vendetta contro il tiranno Kira, che dopo aver ucciso il loro padrone e maestro – e averne ottenuto con il ricatto la figlia, segretamente innamorata di Kai – ha reso i Ronin dei fuorilegge. Siamo nel Giappone del XVIII secolo, ma in questo film d'esordio di Carl Hirsch sembra di stare nella Terra di Mezzo di Peter Jackson con mostruose creature giganti, streghe, incantesimi e battaglie mirabolanti. Siamo lontani dall'epica classica di Kurosawa. Qui il riferimento sembra essere, un po' confusamente, il wuxia cinese, il cinema astratto di Tsui Hark, maestro indiscusso del 3D e della spettacolarità digitale della terra d'Oriente. Siamo peró lontani dal modello. Totalmente assente la sensibilità pittorica e la spazialità prospettica dei grandi cineasti orientali. 47 Ronin compie il peccato imperdonabile di prendersi troppo sul serio e si infogna in una media confezione da videogame, che qualche considerazione in piú forse l'avrebbe anche meritata visto lo sforzo di accennare con buone sfumature anche i personaggi secondari. Il risultato finale é peró un ibrido incerto e ancora una volta le estetiche action dei due mondi fanno fatica a incontrarsi in un vertice compiuto.

Titolo originale: id.

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Regia: Carl Hirsh
Interpreti: Keanu Reeves, Hiroyuki Sanada, Rinko Kikuchi, Rick Genest, Kô Shibasaki
Origine: Usa, 2013
Distribuzione: Universal Pictures
Durata: 118'

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