50 (o dos ballenas se encuentran en la playa), di Jorge Cuchi

Non meno che con il rappresentare gli orrori della guerra o l’atmosfera densa di un lutto, il cinema deve da sempre fare i conti con un tema altrettanto violento, l’adolescenza, età poetica e struggente che vive di puro sentire. Un’età senza che non conosce razionalità, perfetta quindi per il racconto cinematografico la cui sfida è quella di scontrarsi con la ritrosia di un periodo che si vive in una bolla, dalla quale una volta usciti non è più possibile rientrare. Euphoria ad esempio, la bella serie HBO del 2019, ben racconta gli adolescenti americani di oggi, uguali e al contempo diversissimi da quelli di ieri e da quelli dell’altro ieri ancora. Adolescenti che cambiano infatti col cambiare del mondo circostante e assorbono  tramite processi unici e misteriosi tutto ciò che vivono. Privi di freni e argini, incapaci di limitare l’impatto di amori e dolori. Il regista messicano Jorge Chuci li racconta invece nella suo 50 (o dos ballenas se encuentran en la playa) (50 o 2 balene si incontrano sulla spiaggia), in concorso alla SIC di Venezia77. La storia è quella di Elisa e Félix, due ragazzi che si incontrano per via della Blue Whale Challenge, “il gioco dei suicidi” nato nel 2016 sul social network russo VK. La sfida consiste nel superare 50 prove scelte da un tutor, una prova al giorno fino a quella definitiva: il suicidio. Le azioni da compiere sono per lo più autolesioniste: incidersi una balena sul braccio ad esempio (“La tua è molto più bella della mia” dice con dolcezza Félix a Elisa) o camminare su un cornicione altissimo, guardando in basso. Ogni prova inoltre, compreso il suicidio, va testimoniata con foto e video, in un continuo rimando fra i cellulari dei due protagonisti.

Certo Euphoria e 50 (o dos ballenas se encuentran en la playa) sono due prodotti completamente diversi fra loro, pressoché imparagonabili. Il primo è  totalmente mainstream, coloratissimo, glitterato, rumoroso. L’altro è un film fatto di silenzi, sorrisi timidi e risposte brevi. Un’opera prima che Chuci, con la fotografia di José Casillas, affoga nell’indico, nel quale i due sedicenni sembrano decisi a perdersi sempre più, a sprofondare in un vortice mortifero, in una dolcissima fusione l’uno con l’altro, fino ad assomigliarsi anche fisicamente. Sono prodotti che hanno poco in comune insomma, ma si incrociano laddove riescono a mostrare abilmente l’incontro delicato fra il contesto esterno e l’interiorità fragilissima dei personaggi raccontati. Entrambi i prodotti inoltre utilizzano originali percorsi visivi, i costumi e i trucchi di Euphoria per dirne uno e le scelte semplici formali  del bel film di Chuci. Dividere l’inquadratura in due riquadri ad esempio, mostrando Elisa e Félix che vivono pur separati gli stessi disagi, di modo che siano le immagini a illustrarci il loro essere spiriti affini, inseparabili. E ancora i pedinamenti rapidi della macchina da presa, quando sono lontani l’uno dall’altro e soli per la città, in fuga da genitori opprimenti e adulti pericolosi, che Chuci riprende sempre di spalle, perché fuori dal loro mondo, dalla loro bolla. E in tutto questo, il vero pregio di 50 (o dos ballenas se encuentran en la playa) è quello di essere un film dolcissimo pur nell’estrema crudeltà di ciò che racconta, anche insistendo senza remore su sangue e tagli, il rosso scuro che accompagna l’indico e rende ogni immagine febbricitante. In fondo gli adolescenti, e quindi anche Elisa e Félix, vivono una lunga febbre inesauribile, soffrono il virus del dolore che è seduzione pura, un amante che corteggia senza arrendersi mai. E anche Chuci corteggia i suoi due bravissimi attori, José Antonio Toledano e Karla Coronado, ne esalta i bei volti puliti, due ragazzi destinati ad amarsi fra le balene…Ci consegna così un film che riesce a esprimersi incredibilmente in immagini leggere e non opprimenti, capaci in qualche modo di liberare anche noi insieme ad Elisa e Félix.

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La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4
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Il voto dei lettori
4 (3 voti)

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