7 ore per farti innamorare, di Giampaolo Morelli

Si presenta come una commedia sentimentale ma 7 ore per farti innamorare ha anche dei frammenti di un mélo partenopeo pop. I residui probabilmente arrivano dal cinema dei fratelli Manetti dove Giampaolo Morelli e Serena Rossi sono stati tutti e due protagonisti dei loro due film più recenti: fratello e sorella in Song’e Napule e poi killer e infermiera che non hanno mai dimenticato l’amore della loro adolescenza in Ammore e malavita. Gli sguardi, l’intesa tra i due attori arriva proprio dal cinema dei Manetti. E si riattiva fin dal primo incontro dei due personaggi durante una festa quando lui cerca di sedurla e lei gli smonta le sue scarse tecniche di rimorchio.

Giulio (Giampaolo Morelli), un giornalista di economia, si sta per sposare con Giorgia (Diana Del Bufalo) ma lei lo tradisce con il suo capo (Massimiliano Gallo). Sconfortato, si mette a cercare lavoro ma ha delle competenze troppo qualificate. Alla fine riesce a farsi assumere da una rivista maschile online, Machoman, il cui eccentrico direttore (Vincenzo Salemme) gli affida le interviste più disparate, dal “Robin Hood del grasso” all’inventore del gel fino allo stilista che ha inventato la collezione “pezzi al kulo”. Un giorno gi viene affidato un altro servizio che lo fa incontrare con Valeria, l’insegnante dell’università del rimorchio che già gli aveva dato buca durante una festa e che insegna ai suoi allievi a rimorchiare in sole 7 ore. I due iniziano a frequentarsi e Giulio cerca di mettere inizialmente a frutto i suoi insegnamenti per riconquistare la sua ex. Poi però scopre di provare altri sentimenti.

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L’esordio alla regia di Giampaolo Morelli, che ha adattato il suo romanzo omonimo, è pieno di intuizioni scombinate ma anche attraenti. Il ritmo è quello di una commedia statunitense. L’anima del film invece cerca invece un’altra declinazione dei sentimenti e il primo pensiero va al film più struggente e sottovalutato di Massimo Troisi, Pensavo fosse amore…invece era un calesse. Forse a tratti prevedibile soprattutto nella prima parte con la scena del tradimento, 7 ore per farti innamorare però è anche pieno di apparizioni pop come quello di Antonia Truppo nei panni di una cantante di cui Giulio era innamorato, non corrisposto, quando era adolescente. Coinvolge soprattutto la naturale sintonia tra i due personaggi, che hanno una naturalezza che oltrepassa la scrittura e dove esplode tutta la bravura di Serena Rossi. Si può vedere nella scena mentre mangiano in pasticceria o davanti al lungomare di sera. Inoltre mette intelligentemente in atto le strategie della vendetta e, insieme, della simulazione in amore, come durante il match in spiaggia a beach-volley scandito da I Love It delle Icona Pop. Quello di Morelli è un cinema che sa anche cambiare d’umore, come nella scena in ospedale o in uno dei momenti più seducenti del film, quando i due protagonisti vagano per Napoli che diventa altro cuore pulsante sulle note del brano Chasing Cars degli Snow Patrol. Probabilmente all’epilogo serviva un respiro più lento, lo stesso che ha permesso di entrare gradualmente in confidenza con la storia. Però c’è la profezia di Salemme e soprattutto torna il mare. Lo stesso di Ammore e malavita. Forse c’è più di un legame. E ci sono i titoli di coda su cui vi consigliamo di soffermarci.

 

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Regia: Giampaolo Morelli
Interpreti: Giampaolo Morelli, Serena Rossi, Diana Del Bufalo, Fabio Balsamo, Massimiliano Gallo, Vincenzo Salemme
Distribuzione: Vision Distribution
Durata: 104′
Origine: Italia, 2020

7 ore per farti innamorare
3.5

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
3.43 (7 voti)