9/2/2004 – A rischio i film di Berlino e della seconda parte della stagione

Non solo trasporti, magistrati e medici: anche i lavoratori del doppiaggio sono in agitazione, già dal 5 febbraio. Ecco un loro comunicato stampa:


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IL NUOVO NUMERO DI SENTIERISELVAGGI21st!
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Dura da più di un anno la trattativa per il rinnovo del contratto collettivo di lavoro del doppiaggio.
Ma a quella che doveva essere la seduta conclusiva della vertenza, le imprese di edizione e l'Anica non si sono presentate, facendo sapere che, al di là di ogni discussione sulla richieste economiche – punto non ancora affrontato – la sola applicazione delle regole (le stesse dell'accordo vigente) avrebbe causato perdite insostenibili sul fatturato.
Questo dimostra una volta per tutte che non è un'invenzione la sofferenza da tempo lamentata dai lavoratori, costretti a soffocare la loro professionalità in tempi e modi di lavoro da catena di montaggio, da imprese che trascurano (o forse ignorano) di avere a che fare con prodotti culturali, e usano come armi improprie l'"ottimizzazione" e la "libertà imprenditoriale", concetti che nel doppiaggio significano in realtà solo concorrenza sleale, corsa al ribasso, dumping sulle spalle dei lavoratori e nessun rispetto per norme e accordi di lavoro pur sottoscritti dalle stesse imprese, nonché dalla distribuzione cinematografica e televisiva.
Data la situazione, i professionisti del doppiaggio – autori dei dialoghi, direttori, attori doppiatori e assistenti al doppiaggio – rappresentati dalle organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil, pur consapevoli che la loro iniziativa provocherà un forte disagio all'esercizio cinematografico e alla diffusione televisiva, hanno proclamato all'unanimità lo sciopero del settore dal 5 al 13 febbraio, e la sospensione di tutte le prestazioni straordinarie fino alla conclusione della vertenza, più ulteriori giornate di blocco che potranno essere indette in relazione agli sviluppi della trattativa.
E' paradossale che in un comparto come quello della distribuzione cinematografica e dell'home entertainment – che ha ricavi annui di oltre 1200 milioni di euro, senza contare l'altro milione di euro della pubblicità televisiva – solo il doppiaggio con i suoi poco più di 1000 addetti e un costo complessivo di 30 milioni di euro, sia in crisi. Una crisi provocata solo in parte da una riduzione delle ore di fiction d'acquisto, ma in realtà causata solo dal comportamento delle società di doppiaggio, che hanno dimostrato di non saper gestire il mercato, provocandone una flessione che contraddice le cifre globali, e che impone l'urgente intervento di soggetti coscienti che il degrado di un settore così strategico nei ricavi sia antieconomico, e che siano in grado di sedersi al tavolo delle trattative per trovare, insieme alle organizzazioni sindacali, soluzioni ed equilibri certi.

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