9 settimane e ½, di Adrian Lyne

Scambiato per patinato erotic-movie è in realtà un film chiave per capire atmosfera e spirito degli anni 80. Grandissima intesa tra Mickey Rourke e Kim Basinger. Cult imperdibile.

Ci sono tutti gli anni ’80 in 9 settimane e ½. Da un lato il “think pink” reaganiano con l’esibizione del corpo, la frammentazione da videoclip, l’ottimismo del desiderio, la onnipresenza del mezzo televisivo. Dall’altro, la faccia triste dell’America, quella che dietro le manifestazioni muscolari e i superomismi, nasconde una fragilità identitaria ed una angoscia di morte.

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Dopo il clamoroso successo di Flashdance (1983), Adrian Lyne adatta il romanzo omonimo di Elizabeth McNeill edulcorandolo dalle parti più scabrose ma mantenendo intatta la relazione tossica tra Elizabeth McGraw (Kim Basinger) una gallerista di Soho e John Gray (Mickey Rourke) un broker di Wall Street. Entrambi i personaggi apparentemente solari nascondono un istinto autodistruttivo: Elizabeth è divorziata e avverte la mancanza di una figura affettiva dominante; John ha rotto i ponti con la propria famiglia ed è uno yuppie che pensa solo al principio del piacere.

Adrian Lyne imposta tutta la narrazione sul concetto di tempo. Come dice il pittore Farnsworth in un incontro bucolico con Elizabeth, tutto lo scopo della sua arte è fermare un preciso attimo e renderlo eterno. Ma l’attimo è già passato e la nostra esistenza riprende a lottare contro l’ansia del tempo breve. John regala a Elizabeth un orologio perché alle 12 in punto di ogni giorno possa toccarsi pensando a lui; Elizabeth rimane ipnotizzata da un quadro che mostra la morte al lavoro. Il sesso ossessivo compulsivo non è un semplice gioco di due borghesi annoiati ma la risposta paradossa ad una sensazione di fine imminente, una complicità tra due persone con personalità nevrotiche: John è il sadico, Elizabeth la masochista. Ad un certo punto Elizabeth accorgendosi dell’abuso di potere di John, ribalta la situazione diventando soggetto attivo e non oggetto manipolabile di desiderio. Il ghiaccio sui capezzoli, il cibo, il vestiario, lo spogliarello, il raccogliere i soldi stando carponi, le punizioni corporali e la umiliazione con la prostituta sudamericana sono le fasi crescenti di una relazione asimmetrica in cui uno dei due è ridotto a schiavo sessuale.

Adrian Lyne riveste queste tematiche con una confezione lussuosa al ritmo delle musiche anni ’80. Oltre le canzoni di Luba che aprono e chiudono il film (The Best Is Yet to Come e Let It Go) ci sono altre tre perle da ricordare: This City Never Sleeps degli Eurythmics nella scena della masturbazione mentre scorrono le diapositive artistiche; Slave to Love di Brian Ferry che accompagna i momenti più romantici e l’iconica You Can Leave Your Hat On che fa da sottofondo al mitico spogliarello di Kim Basinger davanti agli occhi increduli di Mickey Rourke. La fotografia di Peter Biziou predilige riprese spesso in controluce che mettono in risalto le poderose curve di Kim Basinger. New York di notte è attraversata da raggi di luce che rivelano nascondigli e sottopassaggi inondati dall’acqua: John ed Elizabeth inzuppati fanno l’amore acrobaticamente fasciati da una spada di luce (in sottofondo sentiamo Arpegiator di Jean Michel Jarre e I Do What I Do di John Taylor). L’intesa tra Kim Basinger e Mickey Rourke è un altro punto a vantaggio del film: sin dal primo incontro l’incrocio di sguardi è intenso ed è la spia di una passione che si consuma in un breve arco temporale. Il momento rivelatore è quando Elizabeth alla festa osservando la timidezza di Farnsworth scoppia a piangere perché realizza che la storia con John è un cul de sac denso di presagi nefasti. Le note malinconiche di Jack Nitzsche accompagnano lo scadere delle 9 settimane e mezzo: “E’ tardi, siamo andati oltre…” .

Uscito in sordina nel mercato americano ma apprezzato maggiormente in Europa dove è diventato cult, 9 settimane e ½ è un film chiave per capire atmosfera e spirito degli anni ’80. Accanto alle luci pirotecniche del sesso estremo si allungano le silenziose ombre di un canto funebre. E John Gray è il precursore nevrotico dello psicotico Patrick Bateman di American Psycho.

 

Titolo originale: 9½ Weeks
Regia: Adrian Lyne
Interpreti: Mickey Rourke, Kim Basinger, Margaret Whitton, David Margulies, Christine Baranski, Karen Young
Durata: 117′
Origine: USA, 1986
Genere: sentimentale, drammatico

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
3.5 (2 voti)
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