“Bandits” di Barry Levinson

Quando lo sguardo cinefilo non è fine a se stesso, ma si trasforma in filtro per decodificare la realtà circostante, nascono film come “Bandits”: riuscito mix intimamente postmoderno di commedia sofisticata, “buddy movie”, action poliziesco e bizzarra storia d’amore; ma anche ironico atto d’accusa nei confronti del «Governo che ruba i soldi ai cittadini» e di una televisione sempre più sensazionalistica – anche a costo di rifilare “bidoni” al proprio pubblico – pur di primeggiare nella corsa all’audience e, quindi, alle succulente commesse pubblicitarie. E’ proprio un programma televisivo, infatti, a creare – nel film diretto da Barry Levinson – la leggenda dei “banditi della buonanotte”, il duro Joe Blake e il nevrotico e ipocondriaco Terry Collins, interpretati da due ottimi Bruce Willis e Billy Bob Thornton: il loro geniale modo di rapinare banche – andare a casa del direttore la sera prima, cenare e dormire lì con tutta la famiglia, la mattina dopo farsi aprire la cassaforte direttamente dal “padrone di casa”, senza mai sparare un colpo – li rende molto simili a novelli Robin Hood, ladri gentiluomini che presto diventano troppo amati. Insieme, rappresentano “l’uomo perfetto”, come fa loro notare la splendida pazzoide Kate – una con «tanta saliva in bocca», spiega Joe all’attonito Terry – che irrompe nelle vite dei due per innamorarsene in contemporanea (un’autentica forza della natura, interpretata da una spettacolare Cate Blanchett, all’ennesima prova notevole in carriera).
Ma sono parecchi i punti di forza del film: dai dialoghi scoppiettanti e infarciti di gag (per merito soprattutto dell’impagabile Thornton) ai magnifici personaggi, dal calibratissimo ritmo narrativo incalzante senza mai essere caotico alla struttura cronologica (pseudocircolare) virtuosistica, con intersezione tra vari flashback e differenti punti di vista (quello “reale” dei protagonisti e la riproduzione televisiva delle loro gesta), fino alla colonna sonora poppeggiante utilizzata in senso narrativo e non come semplice commento (si pensi soltanto alla melensa “Total Eclipse of the Heart” di Bonnie Tyler, prima cantata da una disperata Kate in fuga dalla monotonia della propria vita da casalinga insoddisfatta e poi responsabile dell’innamoramento tra lei e Joe). La regia di Levinson è levigata ma non banale, come le superfici luccicanti esaltate in tante inquadrature: dalle carrozzerie delle auto usate per le fughe dei banditi ai lindi caveau delle banche pronte a essere svaligiate, fino al luminosissimo volto – fin dalla prima sequenza in cui appare, illuminato da un azzurro che ne esalta i contorni – della morbida Kate.
Titolo originale: Bandits
Sceneggiatura: Harley Peyton
Fotografia: Dante Spinotti
Montaggio: Stu Linder
Musica: Christopher Young
Scenografia: Victor Kempster
Costumi: Gloria Gresham
Interpreti: Bruce Willis (Joe Blake), Billy Bob Thornton (Terry Lee Collins), Cate Blanchett (Kate Wheeler), Troy Garity (Harvey Polard), Brian F. O’Byrne (Darill Miller), Stacey Travis (Cloe Miller), Bobby Slayton (Darren Head), January Jones (“Pink Boots”), Azura Skye (Cheri)
Produzione: Ashok Amritraj, Michele Berk, Michael Birnbaum, David Hoberman, Barry Levinson, Paula Weinstein per Baltimore Spring Creek Productions/Cheyenne Enterprises/Empire Pictures/Hyde Park Entertainment/Lotus Pictures/Metro Goldwyn-Mayer
Distribuzione: Medusa
Durata: 122’
Origine: Usa, 2001