A Declaration of Love, di Marco Speroni

Speroni tenta di intercettare gli ultimi afflati di speranza per riabilitare a vita di un ex condannato al braccio della morte. Dal Biografilm Festival in corso su MyMovies

A declaration of love, il documentario di Marco Speroni in programma al Biografilm Festival, è un ritratto schietto e scevro di retorica dedicato alla vita di Curtis McCarty, condannato a morte nel 1985 per un omicidio mai commesso. Nel 2007, dopo 22 anni di prigionia, di cui 19 trascorsi nel braccio della morte del Penitenziario di Stato dell’Oklahoma, Curtis viene riconosciuto innocente, in seguito alle nuove analisi del DNA che rivelano la condotta illecita dell’allora perito della polizia Joyce Gilchrist, indagata dall’FBI per falsa testimonianza in diversi processi, e al riconoscimento di condotta persecutoria del giudice Robert H. Macy, con all’attivo più condanne a morte di qualsiasi altro pubblico ministero del Paese. McCarty viene rilasciato, ma non riceve alcun risarcimento per una vita passata letteralmente in un bunker sotterraneo, tradito da quella stessa giustizia nella quale gli è stato da sempre insegnato a riporre fiducia. Abusato fisicamente e psicologicamente, in carcere Curtis assiste impotente al proprio deperimento fisico e mentale, che lo porterà ad avere ripetute crisi psicotiche e a sviluppare un grave disturbo da stress post-traumatico. Alienato e invisibile, come un moderno Edmond Dantès, Curtis è un ammasso fragile e informe tenuto in piedi solo dalla rabbia e dal desiderio di vendetta, unici sentimenti che gli permettono di non essere risucchiato in un baratro di rassegnazione che ha spinto altri prima di lui a desiderare l’esecuzione come liberazione definitiva da una condizione disumana.

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Il suo racconto, che non segue un tracciato fattuale e cronologico, quanto più una parabola emotiva, si tramuta progressivamente in commento emozionale e rabbioso a immagini di profondità marine asfissianti che incarnano metaforicamente il graduale disorientamento psicologico di un uomo totalmente frantumato. Una volta fuori, incapace di riadattarsi a un mondo che di fatto l’ha tradito e abbandonato a se stesso, Curtis si rifugia nella droga, diventando un senzatetto.
A Declaration of Love non vuole essere un film di denuncia né una testimonianza, quanto più un elogio alla vita, quella invisibile degli emarginati e dei reietti, cannibalizzati da un sistema giudiziario spietato e oscurati da una società fobica. È la dichiarazione d’amore che Speroni fa all’esistenza incontrovertibilmente lacerata di Curtis, è un gesto di resistenza e auto-narrazione che lo stesso McCarty dedica ai compagni tossicodipendenti attraverso le sue fotografie. Il documentario di Speroni è un atto dovuto e necessario, un tentativo profondamente umano di intercettare un ultimo afflato di speranza. Eppure non è tanto lo sguardo d’amore e compassione altrui a fare da ago della bilancia nel riabilitare la propria esistenza, quanto il proprio su se stessi. Uno sguardo che troppo spesso interiorizza la condanna alla solitudine, alla miseria, all’oppressione e che ha spinto Curtis a far perdere le proprie tracce nel 2020.

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.5

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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