A fine turno. Lavoro, macchine e vita nel cinema degli anni sessanta in Italia

Il saggio di Karen Pinkus divide le sue 146 pagine fra cinema, economia e sociologia. L’autrice esplora le opere di Olmi, Antonioni, Risi allacciandole all’impatto di Fiat e Olivetti

“Questo libro tratta della vita e del lavoro alla fine dell’epoca fordista. Parla della divisione del tempo, dell’interazione con le macchine, delle paure e promesse riguardo l’automazione.” Introduce così il suo libro l’autrice americana Karen Pinkus, docente di Letteratura italiana e Letteratura comparata alla Cornell University (New York). A fine turno è infatti non soltanto dedicato al cinema italiano ma presenta notevoli incursioni anche nella cultura e della vita italiana dell’epoca, ad esempio dalla prime pagine la studiosa introduce l’importanza della figura di Adriano Olivetti.

Il saggio, edito da Ombrecorte, anche nel suo titolo originale Clocking Out: The Machinery of Life in 1960s Italian Cinema, è subito chiaro negli intenti: mescolare vita, macchine e cinema italiano. Sicuramente, come si evince dai titoli dei diversi capitoli, “Il jukebox a pulsante”, “Sala da ballo e sala cinematografica” e “Matrimonio via rate”, altro elemento chiave è la quotidianità dei cittadini e l’economia del paese e il loro impatto sulla filmografia dei cineasti italiani.

Il titolo che fa da leitmotiv all’interno dei diversi capitoli è Renzo e Luciana, di Mario Monicelli, contenuto in Boccaccio ’70, film del 1962, firmato dal regista romano insieme a Federico Fellini, Vittorio De Sica e Luchino Visconti. Moderni protagonisti dell’opera manzoniana trasferiti nel boom economico degli anni ’60, Renzo e Luciana diventano i personaggi perfetti per l’analisi dello storico decennio e infatti scandiscono quasi l’interno libro. L’analisi di Pinkus spazia anche all’interno del cinema americano (L’appartamento di Billy Wilder, La folla di King Vidor), nonostante il focus rimanga chiaramente sul cinema nostrano e su un gran numero di suoi autori.

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A fine turno risulta un testo fondamentale nella comprensione dei punti di contatto fra la cultura e la società italiana ed il nostro cinema, puntuale descrizione di alcune dinamiche sociologiche del nostro paese. Tradotto da Gianluca Pulsoni, il libro è fresco di stampa e infatti al suo interno è possibile trovare persino un collegamento con il governo Conte.

A fine turno. Lavoro, macchine e vita nel cinema degli anni sessanta in Italia
Karen Pinkus
€ 13.00
pp. 146
Ombrecorte

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