A Napoli una retrospettiva sul cinema di Béla Tarr

A Napoli, una retrospettiva integrale dedicata al cinema del Maestro ungherese, con contributi e incursioni performative di studiosi, critici e artisti

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Il cinema di Béla Tarr rappresenta una delle esperienze autoriali più radicali e intense ad aver attraversato oltre quarant’anni di visioni e riflessioni sui mutamenti politici e su quelli sociali ed esistenziali. Approda così nella sua interezza e poetica, a Napoli: con una retrospettiva integrale, dal 17 maggio al 2 giugno, promossa e finanziata dal Comune di Napoli nell’ambito del progetto Cohousing Cinema Napoli, in occasione del Maggio dei Monumenti 2024 – “Le acque di Napoli”.
Saranno presentati 15 film, tra lungometraggi e corti, in 7 sale sparse in città. L’iniziativa, per la direzione artistica e organizzativa di Armando Andria, Gina Annunziata, Alessia Brandoni, Fabrizio Croce, Salvatore Iervolino e Marcello Sannino, a cura di Ladoc. Le proiezioni, tutte a ingresso gratuito e alla presenza dello stesso Tarr, andranno dai primi lavori degli anni Settanta fino all’ultimo lungometraggio, e saranno introdotte e presentate da artisti, critici e studiosi con una programmazione dislocata tra alcune delle più significative sale della città.
L’ordine delle proiezioni non seguirà un percorso strettamente cronologico, proprio per restituire il senso di immersione e coinvolgimento dentro l’opera di Tarr, a cominciare dai suoi film più visionari, struggenti e lucidi nello scandagliare tanto la crisi della dimensione politica e comunitaria, quanto la possibilità di immaginare ancora – in un “tempo del dopo” – aperture cosmiche e partecipate su un paesaggio in cui l’umano si trova a camminare alla stessa altezza di sguardo degli animali, degli alberi e del vento: il denso, e acceso di pietas, Le armonie di Werckmeister (2000), che apre la retrospettiva, e il fluviale Satantango (1994), 435 densi minuti che sanciscono l’incontro e la prima feconda collaborazione con lo scrittore ungherese László Krasznahorkai.
L’acqua, protagonista dell’edizione 2024 del Maggio dei Monumenti, è uno dei più ricorrenti segni nell’opera di Tarr. Nel suo cinema, ogni inquadratura sembra essere vischiosa, umidiccia, bagnata. Come sostiene il filosofo Jacques Rancière, che ha dedicato uno studio al regista ungherese, è come se la pioggia, in particolare, sostenesse una funzione di millenaria saggezza. I vincitori della storia sono furbi, avari, millantatori: ma non ritorneranno, la pioggia sì. “Non si vince contro la pioggia”. L’acqua come monito, simbolo, a un tempo metafora e realtà, verità passata, presente, futura.
Ad impreziosire ulteriormente quei giorni, avrà luogo un workshop di regia che Tarr terrà per due settimane con 10 filmmaker under 35 provenienti da vari Paesi. Infine, una tavola rotonda, organizzata in collaborazione con la Scuola di Cinema, Fotografia e Audiovisivo dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, in cui critici, filosofi e studiosi si confronteranno direttamente con Béla Tarr con un focus su Il cavallo di Torino, del 2011 (Orso d’argento al Festival di Berlino), tappa conclusiva del viaggio nel cinema di Tarr, e condizione di possibilità per l’inizio della sua attività di insegnamento rivolta a registe e registi del futuro.
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