A proposito di Rose, di Tom Harper

Una viscerale, politica, cruda e sognatrice biografia immaginaria. La rivelazione è sicuramente la sua protagonista, l’irlandese Jessie Buckley. Su TimVision, Chili, Infinity e Rakuten

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“Ain’t no place home” canta sul finale la voce potente e fragilissima di Rose, che nella sua ascesa, caduta e di nuovo ascesa e di nuovo caduta ha avuto molto da imparare (e da insegnare). E se in fondo la felicità sembrava lontana, dall’altro lato dell’oceano, la vera morale della favola altro non è che il senechiano concetto “Animum debes mutare, non caelum”, il cambiamento risiede dentro il personaggio stesso, il viaggio verso un altro luogo diventa il mezzo, non più il fine.

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Il luogo del cuore di Rose, giovanissima madre di Glasgow appena uscita di prigione, è Nashville, Tennessee. La patria del country, il sogno americano, che la ragazza cerca di inseguire con i suoi bianchi boots made for walking. Ma la strada per il successo, come ben si sa, è lastricata di insuccessi e frustrazioni. La sceneggiatura di Nicole Taylor cuce addosso alla sua protagonista una serie di impedimenti, dando al film tinte politiche e sociali ben delineate. Rose per mantenersi e mettere da parte abbastanza soldi per partire per gli Stati Uniti trova infatti lavoro come collaboratrice domestica nella casa di una facoltosa donna, Susannah (Sophie Okonedo) e della sua famiglia. Sarà proprio questa a cercare di aiutare la giovane nel perseguire il suo sogno, ma purtroppo il peso delle bugie che Rose ha raccontato su se stessa, omettendo di avere due figli a carico e un passato complicato con la legge, si farà sentire facendo sfumare alcune ottime possibilità per Rose.

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La vera e propria rivoluzione, è proprio vero, nasce sempre dall’interno. E in questo caso proprio dalle radici di Rose, sua madre (Julie Walters). La donna, che inizialmente andrà contro sua figlia e le sue aspirazioni, ricordandole il suo ruolo di genitore, per lei così difficile, servirà poi a Rose per capire molte cose di se stessa. A proposito di Rose mette infatti sul piatto diverse chiavi di lettura. C’è in mezzo la redenzione, la vera e propria lotta contro se stessi, quella che si combatte ogni giorno, davanti allo specchio. C’è in mezzo la responsabilità nei confronti dei figli, quei figli che la ragazza ha avuto da giovanissima e che sembrano soltanto un ostacolo alla sua realizzazione. C’è in mezzo la posizione sociale, il mondo dei ricchi in cui Rose penetra e dove si trova costretta a non essere più lei, finendo per fare e farsi male, nonostante l’aiuto della gentile e premurosa Susannah. C’è in mezzo il classico film sulla nascita di una stella, visto e rivisto, ma che in fondo, mescolando un po’ gli ingredienti, finisce sempre per strappare una lacrima al concerto finale.

A proposito di Rose è sicuramente un’opera che deve tanto alla tradizione dei film musicali del cinema britannico che affrontano tematiche sociali e familiari. Jessie Buckley regge pienamente il ruolo, ne delinea le sfumature, canta da brivido. E Harper è sicuramente riuscito nel suo intento da questo punto di vista. Ha partorito un film che di certo non è perfetto, né indimenticabile, ma che riesce in qualche modo ad intrufolarsi in un angolo e da lì far sentire la meravigliosa e graffiante voce di Rose, che risuoni dentro un teatro vuoto o davanti a centinaia di persone.

 

Titolo originale: Wild Rose
Regia: Tom Harper
Interpreti: Jessie Buckley, Julie Walters, Sophie Okonedo, Jamie Sives, Gemma McElhinney
Distribuzione: Bim
Durata: 101′
Origine: Gran Bretagna, 2018

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.5

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
3.5 (4 voti)
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