A Sun, di Chung Mong-hong

“Cogli l’attimo, scegli la tua strada”. Ricorre frequentemente questa frase in A Sun realizzato dal cineasta taiwanese Chong Mong-hong che nel 2013 era stato selezionato per rappresentare il proprio paese agli Oscar per il miglior film straniero nel 2013 per Soul. Il film ha una densità incontrollata. È certamente narrativamente straripante ma soprattutto è emotivamente sconvolgente. Riesce ad esserlo con una naturalezza impressionante, senza forzare mai minimamente la mano, affidandosi a una storia familiare di sangue e dolore e soprattutto ai volti segnati dai suoi ottimi protagonisti dove su tutti prevale Samantha Ko nei panni della madre.

La vita di una famiglia viene sconvolta dopo l’arresto del figlio più piccolo. Il padre non vuole più avere a che fare con lui mentre la madre cerca comunque di stargli vicino. Inoltre il ragazzo ha messo anche incinta una ragazzina. La coppia, in attesa che il giovane finisca di scontare la pena, punta tutto sul figlio maggiore, che rappresenta il suo orgoglio. Ma un’enorme disgrazia sta per colpirla.

--------------------------------------------------------------------

--------------------------------------------------------------------

A Sun si incrocia spesso con le forme di un torbido noir, come si può già vedere dalla scena iniziale con il dettaglio del braccio tagliato che finisce nella minestra. Lo sguardo di Chung Mong-hong segue più traiettorie. Da una parte quelle fisiche. Le inquadrature dall’alto del traffico, i palazzoni e le strade di Taipei, le strade bagnate con le moto. Dall’altra quelle più intime. Ogni personaggio cerca la sua strada per reagire alla disgrazia. I destini si separano e si ricongiungono spesso. A Sun ricomincia poi dove sembra finire, con lo stacco temporale che avviene tre anni più tardi. Cerca sempre la sua velocità, che non è mai uniforme, ma segue parallelamente il respiro dei suoi personaggi. Così riesce anche a prendersi le sue pause, stranianti e magiche, evidenti soprattutto nei flashback laceranti del figlio maggiore allo zoo con la compagna di studi segretamente innamorata di lui e di quello minore in bici con la madre quando era bambino. Alla fine però il film divampa in un melodramma avvolgente e straziante, che non  fa avvertire per niente le oltre due ore e mezza di durata. Denso, ipnotico, secco e diretto nella rappresentazione dei penitenziari nel proprio paese. Mostra le possibilità di una vita diversa, le facce del lusso (la Bentley del principale dell’autolavaggio) ma rimette in gioco l’istintivamente l’avidità umana con spettri che improvvisamente ritornano dal passato. C’è il rimpianto per il tempo definitivamente perduto. Ma anche l’ultima possibilità di quello che resta. Forse A Sun combina idealmente il pudore di Ozu con la rabbia di Jia Zhang-ke di Il tocco del peccato. Prima di ritagliarsi un’ultima, sublime, finestra. Si, la vita può ricominciare ancora ricomponendo pazientemente tutti i pezzi andati in frantumi.

 

---------------------------------------------------------------------

---------------------------------------------------------------------

Titolo originale: id.
Regia: Chong Mong-hong
Interpreti: Wu Chien-ho, Chen Yi-wen, Samantha Ko, Greg Han-hsu, Liu Kuan-ting
Distribuzione: Netflix
Durata: 156′
Origine: Taiwan, 2019

 

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4.5

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

Sending
Il voto dei lettori
3.8 (5 voti)

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *