A Thousand Hours, di Carl Moberg

Il regista svedese racconta la storia di Anna, una giovane musicista alla ricerca del proprio posto nel mondo. Ma il risultato è un film freddo con cui risulta difficile empatizzare.

Al suo primo lungometraggio di finzione, il regista svedese Carl Moberg dirige un film sentimentale in cui la musica ricopre un ruolo fondamentale in chiave sia narrativa che stilistica. A Thousand Hours racconta la storia di Anna, una giovane cantante di Copenaghen col sogno di sfondare nel mondo della musica. Dopo l’improvvisa morte del batterista del suo gruppo pop-rock, Anna stringe un rapporto sempre più intimo con Thomas, il talentuoso chitarrista. Una sera, dopo averle dedicato una tenera canzone scritta di suo pugno, Thomas bacia Anna per la prima volta. I due si perdono di vista quando lui decide di seguire in tour un suo amico musicista, mentre lei si trasferisce a Berlino per iniziare una nuova vita. Quando Thomas si presenta a sorpresa nella sua abitazione berlinese, Anna rimette tutto in discussione, dalla relazione con Robert alla sua carriera musicale. Anna è una ragazza confusa alla costante ricerca del suo posto nel mondo, sia musicale che nella vita sentimentale. La relazione con Robert non la soddisfa, mentre l’unico che sembra capirla veramente è Thomas. Come accade spesso, la relazione non sembra funzionare per mancanza di tempismo. Non è semplice trovare il momento esatto in cui due persone si trovano nella medesima situazione mentale o semplicemente emotiva.

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Come ci hanno insegnato Rob Reiner e Nora Ephron in Harry ti presento Sally, possono volerci molti incontri e diversi anni prima che entrambi si trovino in circostanze conciliabili. Anna e Thomas sembrano trovarsi in questa esatta situazione. Due anime affini costrette costantemente a rincorrersi. Ma l’amore trova sempre la sua strada, o perlomeno ci riesce al cinema. Sebbene prima dell’amore Anna abbia innanzitutto bisogno di trovare la sua strada musicale.

Oltre alla tortuosa liasion tra i due protagonisti, il vero fulcro di A Thousand Hours è il rapporto tra la musica e l’immagine in funzione narrativa. Il film parla di musicisti e dell’importanza che la musica può ricoprire nella vita e nel racconto della stessa. Guardando il film si ha l’impressione che la scelta delle musiche, composte da giovani musicisti scandinavi, sia preponderante rispetto all’intreccio della storia. Come se il suono fosse venuto prima della parola. Tutto ciò si nota soprattutto nei numerosi momenti di vuoto narrativo che costellano il film. A Thousand Hours non riesce mai a coinvolgere veramente lo spettatore, il quale resta alquanto estraneo agli infiniti giri a vuoto della protagonista. Al regista svedese interessava delineare un ritratto di Anna fatto di sguardi, melodie, riflessi. Ma il risultato è un film freddo con cui risulta difficile empatizzare.

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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