Addio a Lawrence Ferlinghetti, l’ultima voce beat

Poeta ed editore, è stato fautore del movimento controculturale americano degli anni ’50 e ’60, pubblicando per primo le opere dei beatnik. E’ morto il 22 febbraio a 101 anni a San Francisco

Little Boy ci ha lasciati. E’ morto il 22 febbraio a 101 anni nella sua casa di San Francisco Lawrence Ferlinghetti, punto di riferimento e voce della controcultura americana. Poeta, pittore, libraio ed editore, nel 1953 fondò insieme a Peter D. Martin l’iconica libreria City Lights, come il film di Chaplin, lui che in una delle sue raccolte più celebri, A Coney Island of the mind, si definiva ometto chapliniano. Nel giro di due anni la libreria si espanse, divenendo anche casa editrice, la prima a vendere quasi esclusivamente edizioni tascabili, raccolte di poesie e opere a sfondo politico. L’idea di Ferlinghetti era quella di creare un ambiente di incontro letterario, dove lettori e autori potessero condividere idee sulla letteratura, sulla politica e che spesso diventava teatro di performance e reading improvvisati. E proprio attraverso la City Lights, Ferlinghetti ha dato spazio e voce ai più grandi esponenti della Beat Generation, da Kerouac, a Burroughs, a Ginsberg, di cui fu il primo a pubblicare Urlo, cosa che gli costò un arresto con l’accusa di pubblicazione oscena nel 1956. Fu anche amico di Gregory Corso e Charles Bukowski, di cui raccolse in un unico volume gli articoli della rubrica “Diario di un vecchio sporcaccione“.

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Figlio di un immigrato italiano originario della provincia di Brescia e di una donna franco-portoghese, dopo la morte del padre e il ricovero della madre in manicomio, Ferlinghetti visse con una zia a Strasburgo, per poi tornare a New York dove studiò giornalismo e iniziò la sua attività di critico. Con l’inizio della Seconda Guerra Mondiale si arruolò in Marina, partecipando allo sbarco in Normandia, esperienza che lo segnò irrimediabilmente per tutta la vita, trasformandolo in un convinto pacifista. Una volta ottenuto il dottorato alla Sorbona di Parigi, si trasferì a San Francisco, dove nel frattempo stava nascendo un florido movimento culturale.

Poeta e romanziere, nelle sue opere si sentono gli echi di Whitman, Joyce e Beckett, con una spiccata predilezione per i temi di protesta politica e critica sociale, sempre permeate di sottile ironia. Nel 2019, nel giorno del suo centesimo compleanno, è uscita la sua autobiografia, Little Boy.

Ultimo testimone del fervore culturale americano del secondo dopo guerra, di una stagione intellettuale vivida, anarchica e dissidente, la sua City Lights ha rappresentato una delle esperienze editoriali più affascinanti e innovative del XX secolo. In Italia la sua attività artistica è stata celebrata con diverse mostre: l’antologica 60 anni di pittura a Roma nel 2010, una retrospettiva al MANN di Napoli nel 2013 e A Life: Lawrence Ferlinghetti. Beat Generaton, ribellione e poesia, presentata al Museo di Santa Giulia di Brescia nel 2017.

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