"Agapornis. Suite Hitchcock", di Franco Ferrini e Pia Arletti

alfred hitchcockHitchcock e la psicoanalisi. Un binomio su cui sono state scritte pagine e pagine di saggistica cinematografica e non solo, ricche di inuizioni e di letture critiche sorprendenti. La psicoanalisi è del resto al centro di alcune tra le più suggestive pellicole del grande regista inglese, in particolar modo di quel trittico formato da Io ti salverò (Spellbound, 1945), Psycho (id., 1960) e Marnie (id.,1964), che porta avanti attraverso sfumature narrative e stilistiche differenti il tentativo di piegare la scienza psicoanalitica ai meccanismi spettacolari così ben conosciuti dal regista de Gli uccelli. Tre film importanti che hanno sondato in modo diverso gli incubi della psiche: il primo da Hitchcock stesso definito come "una sorta di caccia all'uomo presentata in un invollucro di pseudo-psicoanalisi", il secondo entrato di diritto nell'immaginario collettivo degli ultimi cinquant'anni non soltanto per i suoi indiscutibili meriti cinematografici ma anche per la sua dirompente riflessione sul tema del doppio che da allora in poi avrebbe influenzato la maggior parte dei thriller contemporanei (Brian De Palma e Dario Argento su tutti) e il terzo, assai sottovalutato e decisamente personale (e non a caso uno dei preferiti da François Truffaut)  che si presenta come sintesi "malata" tra i due precedenti, film "a colori" carico di forza melodrammatica e ambiguità morale.

Proprio il rapporto tra Alfred Hitchcock e la psicoanalisi è il tema centrale del libro scritto da Franco Ferrini e Pia Arletti. Un romanzo di finzione, o meglio una documentary fiction come sottolineano gli stessi autori, che oltre essere un omaggio al regista, si presenta come acuto divertissment indecifrabile e AGAPORNIS. SUITE HITCHCOCKaffascinante, incentrato su una rischiosa ma riuscita fusione tra letteratura, cinefilia e scrittura cineatografica. La polivalenza dell'operazione è certamente dettata anche dalla due differenti personalità autrici del romanzo: Franco Ferrini, sceneggiatore versatile e collaboratore di alcuni tra gli autori più significativi del cinema italiano anni '80 e '90 (Sergio Leone con C'era una volta in America, Sergio Corbucci, Carlo Verdone, Dario Argento, Michele Soavi, Lamberto Bava) e Pia Arletti, psicoterapeuta e criminologa.

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I due autori nel loro romanzo immaginano un Hitchcock stanco e provato dall'insuccesso commerciale di Marnie, al punto da trovarsi costretto a sostenere sedute terapeutiche con la psicoanalista più gettonata di Hollywood, May E. Romm (personaggio realmente esistito, consulente psichiatrico sul set di Io ti salverò e amica del produttore David O'Selznick). La dottoressa propone al regista tre sedute di prova, prima di iniziare la vera e propria terpia. Ma cosa emergerà in queste tre sedute? In Agapornis basta la presenza di questi due personaggi per creare il conflitto interno alla storia: due entità drammaturgiche antitetiche e perfette nell'incarnare quelle forze motrici che portano avanti la narrazione con un ritmo serrato fatto di monologhi mentali e dialoghi violenti. Una partita a scacchi tra il regista e la dottoressa, giocata su rimozioni inconsce, menzogne, confessioni improvvise e terribili segreti pronti a emergere dai recessi più oscuri della mente.

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Ferrini e Arletti nel loro esperimento di far dialogare materiale biografico con elementi inventati attingono ad alcune delle fonti letterarie hitchcocckiane più prestigiose, dal magnifico libro di Truffaut Il cinema secondo Hitchcock ai volumi di Donal Spoto (Il lato oscuro del genio) e John Russel Taylor (Hitch). L'elemento più interessante di Agapornis, Suite Hitchcock è proprio il coraggio linguistico, finalizzato a creare emozione e suspense (nella più classica tradizione del Maestro del brivido) attraverso lo stile, con un ritmo della scrittura che alterna momenti di sospensione a improvvise accelerazioni e in cui il punto di vista soggettivo passa continuamente di mano tra i due personaggi – e ci viene da pensare con maliziosa ironia tra gli autori stessi, che ci immaginiamo in fase di scrittura essersi divertiti parecchio nel mettere nero su banco le loro partiture musicali, proprio come una suite (hitchcockiana).

Prefazione di Gianni Canova   p.7

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Chi l'avrebbe detto   p. 11

Ser Rolando   p. 15

La torre nera   p. 79

Fi fo fu    p. 143

Ringraziamenti    p. 160