Agata Christian – Delitto sulle nevi, di Eros Puglielli
La rischiosa amalgama tra thriller anglosassone e cafonaggine italiana riesce benissimo: la crassa risata svecchia l’atavico sangue. Il giallo sta bene su tutto, anche sul cinepattone
Ci sono talmente tanti cortocircuiti di genere in Agata Cristhian – Delitto sulle nevi che l’unico rammarico che resta, a visione avvenuta, è che si sarebbe forse potuto osare di più. Più di quel “me cojoni” sputato come risposta a uno dei pochissimi ragionamenti logici fatti dal brigadiere scelto (“male”) Gianni Cuozzo, più dello splendido non-sense (questo molto british e molto montypythoniano) della mano nella mano tra il fin lì rude investigatore e l’appuntato “sinneriano”-walseriano Tasca, più ancora del “ma chi è ‘sto burino?” rivolto al truce personaggio interpretato da Tony Effe.
Perché è vero che il film di Puglielli non edulcora quasi nulla della formula del cinepanettone, inserendo tipi e schemi della nostra commedia di grana grossa nella spesso rigida tela del thriller corale di matrice anglosassone ma alla fine fa comunque avvertire un po’ la mancanza delle gag corporali (quelle zoofile di Lillo sono troppo derivative) e sessuali più spinte che si spera verranno recuperate nei prossimi probabili sequel. A partire dal maggior spazio che dovrebbe trovare lo splendido protagonista, vanesio quanto il netflixiano Benoit Blanc ma spesso politicamente scorretto come il nostro Er Monnezza (il rifiuto della foto col bambino): Agata Christian sovverte, infatti, con la sua acidità romanesca e allo stesso tempo magnificamente nerowolfiana le aspettative dello spettatore e dei magnati dell’industria ludica che lo hanno ingaggiato come testimonial per il lancio della nuova versione del gioco da tavolo che tempo addietro aveva generato le loro fortune. L’omicidio del vegliardo tycoon fa però da detonatore per le due direzioni che il film segue con molta sagacia (ben quattro gli sceneggiatori in cabina di scrittura) fino al finale: se da una parte la sequela di falsi indizi, sospetti e perfino passaggi segreti è tracciata con appassionata deferenza, sono gli equivoci comici a sorprendere per fantasia e originalità, rinvigoriti dalle praterie parodistiche che si aprono grazie alla possibilità di reinterpretare quegli spazi e quelle strutture in chiave più squisitamente cafona.
Ecco che Puglielli punta il dito ancora una volta contro le sovradimensionate categorie sociali del nostro cinema più popolare ma straniandole in un contesto in cui finalmente prendono più vita delle pedine del party game a cui sono simbolicamente associati: dal rampollo brianzolo, inetto e buono a nulla (separato dall’ultimo Checco soltanto da qualche chilometro in linea d’aria) al trappista youtubber, dal poliziotto pasticcione ma bonario al grigio impiegatuccio che non riesce a stare impresso nella mente (Fantozzi, è lei?), dal cornificatore al cornificato, dalla sventolona alla giovane woke che come tale è destinata a fallire in tutte le sue attività imprenditoriali. C’è, insomma, più “fattore Agatha Christie” in Agata Christian che nelle sue spesso lattiginose filiazioni perché il teatro della nostra commedia dialoga bene con quello dell’omicidio sociale enfatizzando la perfezione strutturale di entrambi. In questo felice connubio che per una volta è algoritmicamente funzionale come piace alla piattaforma (a breve il film sarà su Amazon) forse manca soltanto il coraggio di mostrare qualche morto in più. Da questo punto di vista, infatti, Agata Christian – Delitto sulle nevi è fin troppo “delicatissimo”.
Corso di Sceneggiatura in presenza a Roma dal 16 marzo

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Regia: Eros Puglielli
Interpreti: Christian De Sica, Lillo, Paolo Calabresi, Maccio Capatonda, Giorgio Colangeli, Sara Croce, Chiara Francini, Tony Effe, Marco Marzocca, Enzo Paci, Alice Pagani, Ilaria Spada
Distribuzione: Medusa Film
Durata: 105′
Origine: Italia, 2026


























