Agente speciale 117 al servizio della repubblica – Missione Rio, di Michel Hazanavicius

Continua la saga dell’agente speciale 117; seguendo la scia del primo film, arriva nelle sale italiane dopo anni dall’uscita in Francia, riportando a galla quell’umorismo scorrettissimo offensivo e parodistico.

Secondo appuntamento con l’inedita – almeno al di fuori della patria – commedia di spionaggio, più parodistica che comica, arrivata in Italia ad anni dall’uscita in Francia, dove ha ottenuto un grande successo al botteghino. Ambientata negli anni ’60, segue nuovamente l’assurdo e bizzarro agente segreto patriottico Hubert Bonisseur de la Bath, nome in codice Oss-117, eroe della prolifica serie di romanzi di spionaggio di Jean Bruce (91 libri in 14 anni; altri 143 scritti in seguito dalla vedova di Bruce, Josette).

Hazanavicius fa riemergere gli atteggiamenti offensivi delle classi dirigenti francesi durante il dopoguerra, un mix di totale antisemitismo, sessismo, misoginia, xenofobia e arroganza classista, portando l’attenzione su atteggiamenti del mondo di un tempo, che non sono mai realmente svaniti, soffermando nuovamente lo sguardo sul nazismo e sulla derisione delle teologie. L’agente 117 viene inviato a Rio con il compito di catturare il professor Von Zimmel, nazista evaso intenzionato ad avviare un “quinto Reich” (il quarto non si nomina!) e ottenere la sua lista microfilmata top-secret di francesi che hanno collaborato con Hitler durante la guerra. Hubert ha come spalla Dolores Koulechov, agente del Mossad, che farà da supporto nella missione pur dovendo subire commenti sessisti e razzisti che oggi non sarebbero tollerati.

Missione Rio riprende da dove si era interrotto Missione Cairo, ripetendone la formula: si poggia sulle gag di un protagonista svogliato, basate sulla sua costante indifferenza, con battute oltremodo intelligenti. C’è una cura per i dettagli d’epoca, dalle auto ai vestiti, dagli oggetti agli sfondi all’uso del colore, ricreati con parsimonia, rimanendo sempre all’interno di atmosfere sì datate ma buffe e caricaturali. Entrambi i film dell’agente 117 possono essere etichettati come parodie nonostante sia ormai un franchising a tutti gli effetti, dal momento che l’uscita in sala postuma é arrivata anche in onore dell’arrivo del terzo capitolo nell’anno in corso.

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Hubert ama sé stesso oltre ogni limite, evidenziando tutto ciò che non dovrebbe essere una persona contemporanea; al tempo stesso però, a scopo cinematografico, tramite l’innocenza di Jean Dujardin – che ne veste i panni – riesce a diventare sopportabile e suo malgrado perdonabile, riuscendo anche a ricordare quella comica sbadataggine delle avventure dell’ispettore Clouseau.

Si tratta di cinema anni ’60 a tutti gli effetti, con quel tocco deformante da cinemascope, schermo diviso in più quadranti e pessima retro proiezione, con l’aggiunta di uno degli inseguimenti in macchina più svogliati, lenti e privi di adrenalina di sempre; e con tanto di continui riferimenti a Hitchcock, specie quando tutto gira intorno alla statua del Cristo Redentore in Brasile, con richiami ai suoi film, tra cui Vertigo.

La commedia ha una narrativa compatta e valida, contemporaneamente al suo essere fragile – ovviamente questo è voluto; evita la suspense (come è soprattutto evidente nel noioso inseguimento) a favore di una parodia decostruttiva, con una storia incentrata sul quanto può essere assurdo e paradossale il suo protagonista, mostrato tramite i suoi giochi di parole incresciosi e gli atteggiamenti imbarazzanti. Umorismo francese che ruba lo stretto necessario da quello americano, ridicolizzandolo. Allo stesso modo del primo film, rimane una piacevole sorpresa, ma non riesce a portare alcunché di aggiuntivo – seguendo oltremisura la scia dei film di spionaggio che va a canzonare. 

Titolo originale: OSS 117: Rio ne répond plus
Regia: Michel Hazanavicius
Interpreti: Jean Dujardin, Louise Monot, Rüdiger Vogler, Ken Samuels, Alex Lutz, Reem Kherici, Pierre Bellemare
Distribuzione: I Wonder Pictures
Durata: 101′
Origine: Francia, 2009

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.3

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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