Alibi.com, di Philippe Lacheau

Legittimamente obiettando che di credibilità si possa fare a meno in una commedia, un filo di dubbio immorale a collegare uno sketch all’altro avrebbe aiutato il film a evitare certe frettolosità

Escogitare dei veri e propri piani per nascondere, camuffare o piegare la realtà plasmandola ad uso e consumo dei clienti è il lavoro di cui si occupano Greg (Philippe Lacheau) ed il suo team, il socio di lunga data Augustin (Julien Arruti) e l’ultimo arrivato Mehdi (Tarek Boudali). Trascurando le ipotetiche applicazioni del servizio, a ben vedere innumerevoli, nel film l’azienda in gran parte risolve i problemi di gente stufa o annoiata dal rapporto di coppia, al quale non vuole rinunciare, fidanzamento, matrimonio o di qualunque natura sia, per avventurarsi in una scappatella amorosa.

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Tradimenti trattati in chiave giocosa e funzionali ad alimentare l’inventiva delle scuse da adoperare, una morte inventata, un incidente mai avvenuto, viaggi di lavoro, scambi d’identità. Bugie. Centro operativo di elaborazione alibi è un ufficio arredato con espliciti riferimenti anni ’80, periodo chiamato in causa anche dalla playlist della colonna sonora, Total eclipse of the heart di Bonnie Tyler su tutte, e dalle piccole citazioni cinematografiche, anche se per la verità con Van Damme sconfiniamo negli anni 90 ed oltre.

Il lavoro non potrebbe andare meglio, l’ufficio è sommerso di richieste, fino all’arrivo nel mondo creato da Greg di Flo (Ếlodie Fontan), una ragazza che non sopporta assolutamente che qualcuno possa mentirle, della quale si innamora. Figlia inoltre di uno dei clienti della ditta, in procinto di partire con l’amante per un weekend di piacere.

Mentre è abbastanza normale aspettarsi l’equivoco e l’irriverenza del politicamente scorretto, caratteristiche largamente diffuse nelle commedie, più originale e meno utilizzato è il ricorso a scene vicine per dinamica all’action movie. Spogliando l’immagine dal design di riadattamento tecnologico, al netto delle differenze culturali di epoche e paesi diversi, la trama non è troppo lontana nel suo topic moment da alcune sconsiderate pellicole italiane anni Settanta/Ottanta, storie ambientate in alberghi troppo affollati e ricche di fraintendimenti.

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Il vero ago della bilancia è l’amore, forse anche il limite del film, per la facilità senza ravvedimento con la quale i sentimenti saltano senza posa. Legittimamente obiettando che di credibilità si possa fare a meno in una commedia, un filo di dubbio immorale ogni tanto a collegare uno sketch all’altro avrebbe aiutato a rendere alcuni personaggi con cinismo minore o ad evitare che il finale appaia scontato, come è nell’ordine delle cose, ma soprattutto frettoloso, quando magari l’insorgere di una lieve indecisione ne avrebbe sfumato i contorni.

 

Titolo Originale: Alibi.com
Regia: Philippe Lacheau
Interpreti: Philippe Lacheau, Élodie Fontan, Julien Arruti, Tarek Boudali, Didier Bourdon, Nathalie Baye
Distribuzione: Studio Canal
Durata: 90′
Origine: Francia, 2017

 

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